Soulsavers

It's Not How Far You Fall, It's The Way You Land

2007 (V2) | trip-hop, elettro-rock

Prima ancora di parlare di musica e di sentire il disco, la cosa che colpisce di questo album è l'ennesima partecipazione di Mark Lanegan che, dopo aver prestato la voce ai Queens Of The Stone Age e ai Twilight Singers e aver condiviso con Isobel Campbell "Ballads Of The Broken Seas", incontra i due Soulsavers Rich Machin e Ian Glover, manipolatori di trip-hop ed elettronica, per fare da colonna vocale portante a questo "It's Not How Far You Fall, It's The Way You Land", titolo preso dal bel film di Kassovitz "L'Odio" del 1995, al loro secondo album dopo l'esordio di "Tough Men Don't Dance". Pioggia di critiche, dunque, per il buon vecchio Mark, dipinto come peripatetico crooner che svende la profondità della propria voce in ogni progetto senza dedicarsi come dovrebbe a un lavoro che sia in tutto e per tutto farina del suo sacco.
In questo disco, invero, la partecipazione di Lanegan è lungi dall'essere solo vocale, su dieci tracce totali il cantante di Ellensburg canta in otto di esse e cinque sono firmate dallo stesso Lanegan in coppia con i Soulsavers, compresa la rivisitazione di quella "Kingdoms Of Rain" che era pezzo pregiato del suo capolavoro "Whiskey For The Holy Ghost".

Nonostante le premesse fossero piuttosto stuzzicanti, l'album delude un po', alternando momenti estremamente buoni ad altri incompiuti. L'inizio, ad esempio, è bruciante: "Revival" è un gospel trascinante con la voce di Mark che, supportata da un ottimo coro femminile, dà il suo meglio per una volta non nella cavernosità blues ma in una lucentezza spirituale che tocca picchi notevoli.
Altro pezzo interessante è "Paper Money", atmosfere trip-hop tese, cupe e melliflue alla Massive Attack primi tempi, con Lanegan a suo agio nella parte di Tricky in un incedere sensuale interrotto da esplosioni di urla di e dal coro sopra citato.

In altri momenti, però, la convivenza dei soundscape creati dai Soulsavers con la verve vocale di Lanegan non funziona affatto: sia "Ghosts Of You And Me" sia "Jesus Of Nothing", ad esempio, in cui il tappeto elettronico dei due dj prova a mescolarsi con il Lanegan di "Bubblegum", sembrano pezzi irrisolti che vanno avanti senza sapere dove andare a parare, in cerca di un'illuminazione che non arriva mai.
Machin e Glover, per confermare che è loro la potestà dell'album, inseriscono due strumentali, "Ask The Dust" (dal libro di John Fante "Chiedi alla polvere", obbligatorio conoscerlo...) è pezzo elettro-kraut poco efficace mentre "Arizona Bay", che suona rarefatto e quasi minimalista, va un po' meglio, ma non di molto.

A completare l'album ci sono le cover, con le quali Lanegan si trova molto a casa sua (ripescare "I'll Take Care Of You", please); in ordine di apparizione la prima è l'eterea "Spiritual" che fu degli Spain di Josh Haden, segue la già citata rilettura di "Kingdoms Of Rain", più morbida e sfumata dell'originale, un pezzo fortemente evocativo.
"Through My Sails" è del Neil Young di "Zuma" e viene costruita sul contrasto di voci tra il basso scuro di Lanegan e la leggerezza country di Bonnie 'Prince' Billy, pezzo delicato e piacevole come un alito di vento in una calda notte estiva.
Si finisce con la stonesiana "No Expectations", che Lanegan fa sua come interpretazione e che i Soulsavers miscelano in un accompagnamento piano-ambient per poi finire in una coda strumentale elettronica.

Tralasciando i discorsi sulle decisioni professionali di Lanegan, c'è da dire che il disco in questione ne conferma la validità come interprete, mentre dice assai poco sul valore del gruppo inglese, che aggiunge paesaggi sonori ma senza incidere in maniera massiccia.
Anche l'album alla fine risulta poco incisivo, piacevole sì, anche molto in alcune sue tracce, ma troppo poco per farne un prodotto che rimanga impresso a lungo nella memoria.

(10/05/2007)

  • Tracklist
  1. Revival
  2. Ghosts Of You And Me
  3. Paper Money
  4. Ask The Dust
  5. Spiritual
  6. Kingdoms Of Rain
  7. Through My Sails
  8. Arizona Bay
  9. Jesus Of Nothing
  10. No Expectations/End Title Theme
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