Alessandro Stefana

Poste e Telegrafi

2007 (Important Records) | folk, blues, world-music

Chitarrista e compositore, Alessandro Stefana, meglio conosciuto come "Asso", ha alle spalle un decennio circa di collaborazioni (Marco Parente, Emidio Clementi, Vinicio Capossela, etc.) e progetti (Lumière Electrique), ma solo oggi giunge all'esordio solista. E lo fa con un "Poste e Telegrafi" che è disco ricco di passione e fascino, in cui si raccoglie "un mondo personale di suoni e visioni che spaziano da atmosfere oniriche a immagini del western cinematografico, con riferimenti sia al blues rurale che alla psichedelia".

Mescolando strumenti elettrici e acustici, alcuni dei quali appartenenti alla tradizione africana (kalimba e balafon) e a quella americana (banjo e pedal steel guitar), Stefana riesce nell'intento di cui sopra lavorando anche con alcuni vecchi congegni elettronici (strings machine, arpeggiatori, omnichord, loop di vinili), così conferendo all'opera un alone antico, polveroso, eppure vivo e moderno. Sul respiro farraginoso di "Western Soda", passeggia bonaccione un banjo, mentre si aprono scenografie minime di un tempo sepolto ma non dimenticato. Fin dal titolo, "Semi tostati di cielo" prefigura una poesia aerea che necessariamente scava nell'anima con il suo baluginare diamantino e sconfinato. Delicati accordi planano su di un tappeto di beat elettronici, a richiamare distanze ed assenze. Percussioni come bolle rompono per un attimo l'incanto, ma è solo per dimostrarne l'instabile tensione verso l'alto.

I precipizi psichedelici di "Motel" fanno venire definitivamente a galla un profondissimo senso di lacerazione e di perdita. Le note dilatate e sfuocate sono come miraggi di una vita interiore che cerca di mostrarsi, anche se la timidezza la fotte ancora. Con Marc Ribot alla chitarra e Marco Parente alle percussioni, il "Poste e telegrafi blues" è un corpo poliritmico virato electro, trafitto da staffilate di sei corde isteriche e agghindato per la festa con deliziosi videogame kraftwerk-iani. Uno di quei brani che stanno lì giusto per dirci che il Nostro non è il primo arrivato...

Eppure, saltato il fosso dell'eccentricità, il disco è una piccola meraviglia soprattutto perchè riesce nel farci innamorare con poco, magari ipotizzando un non-luogo sospeso tra cielo e terra in cui i fiori possano respirare in silenzio, senza l'orrore dell'uomo alle prese coi suoi deliri di onnipotenza ("Fiori Campionati"). C'è molto Fahey in queste linee oblique di corde che decantano in solitaria, affidando al vento un grido strozzato che macchia la superficie e scalfisce l'anima. Da questo punto di vista, un brano come "Whales Cemetary" è oltremodo esemplare, col suono del clarinetto basso (Enrico Gabrielli) a increspare linee di muta rassegnazione. Alla fine, sembrano quasi liberatori i "Titoli di coda", estatici e celestiali, se non fosse per quelle ferite impercettibili che fremono nelle retrovie.

Anche se non del tutto compiuto, "Poste e Telegrafi" è comunque uno di quei piccoli dischi che vorresti sempre avere con te, soprattutto quando il bisogno di abbandonarsi a sé stessi è più impellente di qualsiasi altra cosa. Insomma, fuor di metafora, questo è uno dei migliori esordi italiani dell’anno. E scusate se è poco...

(14/02/2007)

  • Tracklist

1. Western Soda
2. Semi tostati di cielo
3. Motel
4. Poste e telegrafi blues
5. Fiori campionati
6. Whales Cemetary
7. Titoli di coda

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