Stooges

The Weirdness

2007 (Virgin) | rock

Un disco degli Stooges nel 2007 ha poco senso, forse non ne ha per niente. Come se gli Stones si fossero sciolti dopo “Exile On Main Street” e riformati nel 2000 anziché invecchiare sotto i nostri occhi. L’idea “Stooges” – luogo comune del rock, del punk, della musica giovanile, ribelle, decadente, bla, bla, bla – è troppo forte, cristallizzata, inattaccabile, tanto codificata da essere divenuta sfuggente. Tre dischi, lo scioglimento, le peripezie successive di Iggy e dei fratelli Asheton, più di un trentennio di storia della musica popular, da “Raw Power” a oggi. Chi ha voglia di raccontare la storia da capo?
(E chi sa che fine abbia fatto James Williamson?)

Non il sottoscritto, che si limita ad accogliere con un sorriso “The Weirdness”, un disco degli Stooges nel 2007. In cui Iggy Pop, gli Asheton e Mike Watt giocano a fare gli Stooges e si divertono molto. Produce Steve Albini, e a parer nostro la sua presenza non è indispensabile né determinante – se non nel dare alla batteria quel tipico suono arioso “alla Albini” che qui chissà cosa c’entra.
L’Asheton chitarrista domina, Iggy gigioneggia (oddio, Iggy gigioneggia da quando è nato, ma in questo caso pensiamo che calchi la mano, sessant’anni e “la mia idea di divertimento è uccidere tutti quanti”), Watt c’è e non c’è. C’è McKay, sì, il sassofonista di “Funhouse”, ma qui sembra più che altro un turnista da piano bar, melodioso quando serve e spompato quando occorre esagerare.

Le canzoni? Sì, ci sono anche quelle, qualche sfuriata interessante (“My Idea”, il ritornello becero di “Free & Freaky”, “Greedy Awful People”, la scontatissima ma efficace “I’m Fried”, il tentativo poco riuscito di “Mexican Guy”, che osa un ritorno sui luoghi di “Funhouse”) e un paio di pezzi più morbidi: “The Weirdness”, una ballata caracollante adatta a un ritrovo di Hell’s Angels in pensione, e “Passing Cloud”, classico brano d’atmosfera a fine scaletta. Poi altri riempitivi, che però non sono sempre gli stessi: a ogni ascolto le nostre preferite cambiano, non perché il disco sia impeccabile né eccellente, ma perché ciò che più di ogni altra cosa affiora dalla dozzina di tracce di “The Weirdness” è l’idea di un gruppo che si rimette in scena alla luce di tutto ciò che è stato detto, scritto, pensato e immaginato da altri in sua assenza.

Il peso dei decenni è troppo, l’operazione è a metà tra il sano divertimento e la presa in giro di se stessi e del pubblico pagante, perciò conviene – come si diceva in apertura – riderci sopra e non infiammarsi troppo perché “questi non sono i veri Stooges”. Come ha già detto qualcun altro, potrebbe essere un disco da cinque o da sette. Nell’indecisione restiamo attorno alla sufficienza, ma senza abbassare il volume, neanche un po’.

(08/03/2007)

  • Tracklist
  1. Trollin'
  2. You Can't Have Friends
  3. My Idea of Fun
  4. ATM
  5. The Weirdness
  6. Free & Freaky
  7. Greedy Awful People
  8. She Took My Money
  9. End of Christianity
  10. Mexican Guy
  11. Passing Cloud
  12. I'm Fried
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