St. Vincent

Marry Me

2007 (Beggars Banquet) | alt-rock

Le credenziali di Annie Clark sono tali da collocare in modo inequivocabile nel panorama musicale il suo esordio "Marry Me". Cresciuta alla corte di Polyphonic Spree e Sufjan Stevens, ma anche del grande compositore d'avanguardia Glenn Branca, mette a frutto le sue conoscenze arricchendo il tutto con un estro compositivo di tono superiore e regalandoci (meglio dirlo subito) uno dei dischi migliori dell'anno.

Molte composizioni nascono dall'amore per il jazz e per un concetto di orchestra aperta che guida tutte le innumerevoli idee sonore, che sorprendono e affascinano a ogni ascolto.
E' una straordinaria geometria che anima "Your Lips Are Red", dove il free-jazz incontra l'elettronica e la musica tribale, dove il piano lotta con i ritmi fino alla apoteosi melodica guidata dal violino e dal cantato minimale di Annie, ma ogni brano merita analisi e stupore.
Gia l'iniziale "Now, Now" mostra toni originali: quasi un raga infantile, con incisive chitarre acustiche e cori di bambini, che esplode in un finale brusco che sembra provenire dal nulla e portare il brano altrove. "Marry Me" è una più rassicurante ballad alla Feist, che tra loop orchestrali e handclap  ipnotizza l'ascoltatore con malizia e ingenuità.
Le infinite costruzioni melodiche, a volte atonali, sono evidenti e innumerevoli nella stralunata "Jesus Saves, I Spend", che su un madrigale inserisce elementi jazz e blues, nonché strane voci, con una perfezione sonora incantevole.

Tracce a prima vista più semplici sono comunque caratterizzate da idee brillanti, come la conclusiva "What Me Worry", jazz-ballad molto raffinata, con piacevoli contrappunti di flauto e sax, o la notturna "Paris Is Burning" un film tra Cabaret e Fellini, con citazioni di Shakespeare. Ma non turbatevi, perché il romanticismo più puro alberga tra le trame oblique del disco, basti ascoltare la languida "All My Stars Aligned", con piano liquido e cori angelici, perfetta per il "White Album" dei Beatles.
Citazioni d'avanguardia per la bella "The Apocalypse Song", con una splendida sezione d'archi, break ritmici polifonici e suoni noise. Bossa nova e orchestra nella ironica "Human Racing", ricca di sfumature acustiche dal finale poco rassicurante, con la voce splendida di Annie che si libra nell'aria dopo aver scavato nella tradizione folk americana con l'intrigante e sensuale "Landmines".

Stabilito che anche l'unico strumentale, "We Put A Pearl In The Ground" si conferma eccellente, c'è da chiedersi quale esordio possa superare quello di St. Vincent per creatività e tenuta d'ascolto.
"Marry Me" è uno dei pochi dischi che invita al riascolto istantaneo e ripetuto; molte critiche hanno individuato in Bjork un possibile punto di riferimento, ma chi non si ferma all'effetto immediato scoprirà in Annie capacità creative e musicali più affini alla grande Kate Bush, da cui sembra ereditare il gusto dell'imprevisto, nonché l'effervescente capacità di assemblare elementi dissonanti in qualcosa di unico e ammaliante.
Da sottolineare, infine, la presenza del pianista Mike Garson, già alla corte di David Bowie, che aggiunge spessore alle trame complesse e affascinanti di un esordio tra i più folgoranti dell'anno.

(28/11/2007)



  • Tracklist
  1. Now, Now  
  2. Jesus Saves, I Spend  
  3. Your Lips Are Red  
  4. Marry Me  
  5. Paris Is Burning  
  6. All My Stars Aligned  
  7. The Apocalypse Song  
  8. We Put A Pearl Into The Ground 
  9. LandMines  
  10. Human Racing  
  11. What Me Worry?
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