Verdena

Requiem

2007 (Black Out / Universal) | alt-rock

Premettiamo che non abbiamo mai amato lo sport del tiro al piccione peninsulare. Però non ci piace neanche una certa attitudine a mettere sul piedistallo ogni musicista italiano e portarlo in processione come se fosse il carro di Santa Rosalia. Quindi niente pregiudizi su un gruppo come i Verdena, che con i pregiudizi (positivi e negativi) ha sempre avuto a che fare fin dalla sua nascita.
Il trio di Bergamo vive nel limbo degli spiriti indie sotto contratto con le major. Traditori per gli indipendenti restati al palo e il pubblico a righe orizzontali, tutto sommato poco comprensibili ma accettabili per il mondo Mtv-related, parte del quale (quello più brand:new?) apprezza molto. Quindi ognuno resta con le sue opinioni e tutto fila liscio anche stavolta, più o meno. Sì, più o meno è così.

Partiamo dalla nota dolente, però. Quello che ci dà fastidio in "Requiem" è l’ammiccamento facile, pronto all’uso e alla compiacenza degli ascoltatori meno smaliziati ma che credono di saperla lunga. E' un ritorno al periodo in cui iniziavamo ogni tema con un verso di Baudelaire (uno dei soliti quattro) e i diari erano pieni di citazioni apocrife di Jim Morrison, che in tempi recenti hanno cambiato attribuzione (adesso va Kurt Cobain) ma sono sempre quelle.
Così ecco il campionario dell’occhiolino compiacente al pubblico alle prime armi, specie nei titoli: un “in the sky” dopo il 1969 non si può vedere, “Non prendere l’acme, Eugenio” riprende un titolo dalla band alternativa meno alternativa al mondo, “Angie” ha un nome da Rolling Stones, somiglia (un po’ troppo) a “Blue Jay Way” dei Beatles e cita i Nirvana nel testo. E il dottor Huxley a cui si chiede una ricetta ricostituente è evidentemente lo scrittore profeta della mescalina, da un'opera del quale i Doors hanno preso il nome. Cha “Faro” sia anche un vecchio pezzo di Elio dal testo molto evocativo, invece, è probabile che non lo sappiano.

Sulla musica non c’è moltissimo da dire, meglio tracciare possibili coordinate e anticipare che si tratta di un diligente riassunto delle influenze che citiamo qua sotto, non molto originale ma onestissimo.
Stoner, frangente incazzoso-adolescenziale della galassia indie dai Pixies a oggi, un filo di Smashing Pumpkins (riffettone scorticato di “Don Calisto”), Nirvana (un tempo, oggi quasi niente), un pizzico di psichedelia. Cantato che attraversa il lato più noto della storia del rock (vedi i robertplantismi del singolo “Muori delay” o il Cobain che balugina in “Don Calisto”), ma perché no?
Poi vabbè, qualche appunto sulla produzione ci starebbe anche… I finali al contrario di “Angie” e “Sotto prescrizione del dott. Huxley” arrivano fuori tempo massimo, se non supportati da buone ragioni. E no, il gusto di farlo non è una buona ragione. La co-produzione di Sua Annisettantezza Mauro Pagani (com’è che non li ha convinti a fare una cover dei King Crimson?) non aggiunge niente ai brani dei quali si è occupato.

D’altra parte non si può non riconoscere al gruppo una certa capacità di esprimersi liberamente: nonostante le radici siano evidentemente ortodosse i ragazzi infilano un pezzo di sole percussioni (“Aha”) e un altro di glitcheria assortita (“Opanopono”) che magari non saranno gioiellini, ma dimostrano una capacità di rischiare comunque apprezzabile. Anche il pezzo che supera i dieci minuti non è da tutti (o non era? ultimamente sembra che nel mondo indie se non ce lo metti sei veramente l’ultimo degli stronzi), e renderlo niente male è già un buon risultato.

Inoltre è un merito anche quello di ricordare tanto rock passato senza sembrare la copia esatta di qualcuno in particolare.
Sono ancora abbastanza giovani e hanno già parecchia esperienza. Non possiamo giudicarli negativamente: non se lo meritano, e poi magari un giorno ci riserveranno una repentina evoluzione alla Talk Talk e non vogliamo passare per i fessi che non avevano capito niente.

(04/05/2007)

  • Tracklist
  1. Marti in the sky
  2. Don Calisto
  3. Non prendere l’acme, Eugenio
  4. Angie
  5. Aha
  6. Isacco nucleare
  7. Caños
  8. Il Gulliver
  9. Faro
  10. Muori delay
  11. Trovami un modo semplice per uscirne
  12. Opanopono
  13. Il caos strisciante
  14. Was?
  15. Sotto prescrizione del dott. Huxley
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