Gray Goose

The Gray Goose

2008 (Itinera) | jazz

Dicono le note di pubblicazione che “The Gray Goose” è un omaggio al songbook firmato da Hanns Eisler e Bertolt Brecht, un progetto nato da un’idea di Francesco D’Errico e Claudio Lugo, completato dal contributo dei due amici Don Moye e Hartmut Geerken, poeta, scrittore, performer e musicista tedesco, nonché grande estimatore di Eisler.”

Noi aggiungiamo, poi, che questo è un disco davvero interessante, in cui la matrice jazz, lasciata fermentare con il grottesco e l’"isteria" del cabaret espressionista degli anni Venti e Trenta, e messa di fronte alla lezione del radicalismo “free” afroamericano, finisce per restituirci l’idea di un teatro sonoro in cui la voce narrante di Geerken scivola "velenosa" lungo i bordi di scenografie imbastite con grande perizia.

Si tratta, in definitiva, di percorsi anarchici che dicono di un suono periglioso, appassionato e vitale. Il batterismo multidirezionale di Moye, le linee avvolgenti e anarchiche del pianoforte di D’Errico e dei sax di Lugo e le parole icastiche di Geerken lasciano che dinanzi ai nostri “occhi” si spalanchino brandelli di vite e storie altrui, come ulteriori finestre per rincorrere il cuore del mondo (“About Being In Tune With Almost”, “On A Chinesischen Tearootlion”, “The Love Market”).

Gli accenti sfuggenti di “And The Times Are Dark And Fearful” lavorano per un’idea di jazz da camera: musica che si specchia dentro una stanza di specchi, disponendo intorno suoni come oggetti in cui inciampare, senza scampo. E’ una musica, in fin dei conti, fatta di fantasmi, di immagini dai contorni indefiniti, di crepuscoli interiori. In un mix di Braxton e Lacy, le spirali sommesse del sax e le parole, sempre più icastiche e “materiche”, fanno di “Change The World: It Needs It” un microcosmo di vitalità implosa, altrove (“The Stork Doesn’t Bring The Children”) tesa verso un’astrazione innamorata del disordine.

All’impressionismo chiaroscurale di “The Tree And The Branches” fa da contraltare, invece, una convulsa “Praise Of Illegal Work” che persegue un’idea di totalità delle soluzioni messe in campo. Incantevole, poi, il notturno di “The Poplar Tree On Karlplatz“: impressioni di vita che pullulano distanti, evocate dal brusio di stanze vicine, carillon dimenticati e sommersi dalle polveri di altri tempi, altri luoghi… E nemmeno c’è più bisogno delle parole, dato che la parola s’è fatta suono, allegoria di esso. Simbolo.

Quindi, il sentiero – tra terreni impervi (“Condoleezzi Risi Bisi”), imbarbarimenti raziocinanti (“The Mask Of The Evil”) e romanze da ubriaconi (Peace Song”) - verso un romanticismo disincantato, sornione, dissolto da buchi neri di inquietudine (“Zuppa”). Lì in mezzo, finanche una title track che albeggia come un incanto Popol Vuh-iano, tra intrusioni classicheggianti, marcette istupidite e uno chansonnier che ci tiene tanto a dire la sua…

Ma il limite ultimo, a ben pensarci, non può che essere la pura disgregazione sonora e vocale. Barlumi di parole, brandelli di suono (“Calling Kirk’n’Eisler”).

(26/04/2008)

  • Tracklist
1. About Being In Tune With Almost
2. On A Chinesischen Tearootlion
3. The Love Market
4. Solidarity Song
5. And The Times Are Dark And Fearful
6. Change The World: It Needs It
7. The Mask Of The Evil
8. The Poplar Tree On Karlplatz
9. The Gray Goose
10. The Stork Doesn’t Bring The Children
11. The Tree And The Branches
12. Praise Of Illegal Work
13. Condoleezzi Risi Bisi
14. Zuppa
15. Calling Kirk’n’Eisler
16. Peace Song

Gray Goose on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.