Kip Hanrahan

Beautiful Scars

2008 (Americanclave) | jazz

Kip Hanrahan è uno di quei nomi che appartiene alla categoria dei musicisti jazz senza essere strettamente legato al genere e neanche un vero musicista. Un regista musicale, questo è Kip da quasi trent'anni, organizzatore di progetti musicali che raccolgono illustri figure del mondo jazz ma anche rock, con presenze legate alle correnti avant-garde come Jerry Gonzalez, Taj Mahal, Jack Bruce, Steve Swallow, Arto Lindsay, Jamaaladeen Tacuma, Anton Fier, Milton Cardona, Teo Macero, John Scofield, Alfredo Triff, Horacio El Negro Hernandez, Bill Laswell. Questi e altri i nomi che hanno contribuito a rendere la sua musica unica e priva di cadute di tono.
Un suono che sfrutta lo schema anarchico, ma organico del free-jazz, e che ricava spessore e sensualità dalla vera musica latina, elaborando testi visionari, densi di poesia viscerale.

L’amore di Kip per il tango di Astor Piazzolla e la poesia di Ishmael Reed ha pervaso molte delle sue opere. Così in “Beautiful Scars” tutto il suo percorso musicale viene sintetizzato e aggiornato con genialità.
L’apertura è affidata a “Busses From Heaven”, una sensuale e carnale rumba che dispensa melodie languide e sexy su indiavolate scorribande percussive, con una fisicità intensa che incanta e stimola, trascinando i sensi.
“Real Time And Beautiful Scars” offre la melodia più immediata del disco, evidenziando che la mancanza della voce preferita da Kip (quella di Jack Bruce) è egregiamente sostituita con una pletora di abili vocalist.

Tutti gli episodi mostrano peculiarità rimarchevoli: “Night Cumbia”, ballata malinconica e sotterranea, si sviluppa su toni decadenti e sensuali, con la splendida voce di Leijia Hanrahan, mentre “Caravaggio/A Quick Balance” si fregia della struttura più complessa e vibrante dell’album; qui, su un imponente tappeto percussivo, il sax di Yosvany Terry Cabrera offre geometrie sonore imprevedibili.

La sensualità quasi viscerale della musica di Kip raggiunge vertici di sublime poesia e carnalità nella notturna “Xiomarra Wears The Heat Beautifully”, dove il piano crea melodie atonali di struggente bellezza; tutto sarebbe da descrivere con attenzione ma citerò solo alcuni momenti chiave che evidenziano l’aspetto avant-garde del disco, ovvero le incredibili “Salt In The Mozambique Evening” (dedicata a Jack Bruce), dalla superba coesione ritmica, e ”Montana”, episodio rarefatto e incantevole, con un formidabile Steve Swallow al basso.

Con quest’ultimo progetto, Kip aggiunge un nuovo capolavoro a una discografia tra le più coese e vibranti della musica odierna. Indispensabile.  

(07/09/2008)



  • Tracklist
1. Busses From Heaven
2. Real Time And Beautiful Scars
3. The Girl That Won’t Resolve
4. Caravaggio / A Quick Balance
5. Night Cumbia
6. One Summer Afternoon
7. Xiomarra Wears The Heat Beautifully
8.
Paris Through Tears
9.
Montana
10. Leijia On The Way To
Brooklyn
11. Milton Cardona
12. Salt In The
Mozambique Evening
13. Rumba Of Cities
Hanrahan, Martinez
14. Accounting In The Morning
15. Winterscape With I.M.F.
16. City Of Gold
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