Aucan

Aucan

2008 (Africantape / Ruminance) | post-rock

Base a Brescia, Aucan nasce nel 2005 da parte di Dario Dassenno /batteria), Francesco D’Abbraccio e Giovanni Ferliga (entrambi a synth e chitarre). Dopo due anni di prove e session, esce il loro primo lavoro omonimo su lunga distanza.

Il loro post-hardcore sballato, squinternato e sfaldato si dipana al meglio soprattutto in “Ac Ha B”, concepito come un bizzarro rompicapo armonico. A partire da una sorta di pizzica taranta electro-minimalista (poi imitata via via dal resto strumentale), il costrutto incrocia registri ironici e drammatici, a mo’ di Tortoise. Quindi fantasie elettroniche, come “Fauna”, portano la band dalle parti di un curioso raga iridescente sempre più contorto dalle tastiere (al punto da creare poco-nullo significato), progressioni granitiche che debordano nell’incoerenza, come per “Urano”, cercano di accostare alti ritmi armonici degni del prog-rock, esplosioni degne dell’hardcore e melodie elettroniche da carillon. E, infine, vaneggi math alieni alla Don Caballero come “Iena” prendono spunto da attacchi persino metalcore per indulgere in fratture con impercettibili esalazioni di distorsione.

Per quanto inferiore, la seconda parte dell’album vanta ancora qualche invenzione sparsa. L’intermezzo (la seconda “-“) è un brulicante espressionismo cacofonico, ovviamente brevissimo. “Satellite” è un altro costrutto irregolare rimbombante, che suona come dei Led Zeppelin diventati replicanti androidi, mentre la terza “-“, la più affine ai Battles, parte da uno pseudo-breakbeat per darsi a un ritmo flamenco indiavolato. “Tesla” comincia a pensare di affidare la distorsione alla pura elettronica, in luogo delle chitarre, ma lo fa ad ascolto ormai concluso.

Con una tracklist dotata di titoli fantasma (non delle solite ‘tracce fantasma’), il debutto del trio lombardo polverizza la scansione in pezzi-pallottola e rinvigorisce la forma-suite, orchestrando un divertissment nervino con sembianze psichedeliche. L’operazione è comunque limitata, o meglio, frenata dal poco dinamismo, da una sensazione aleggiante di rozzezza artigianale. Gli inserti elettronici e l’orientamento alle tastiere, per quanto spigliati, suonano come semplici apposizioni che non modificano grandemente un corso armonico invero risaputo. Aiuti da “Ragno” Favero, anche al basso in “Iena” (l’altra presenza di basso è a cura di Nicola Cattabiani, in “Tesla”). Seconda uscita ufficiale per Africantape.

(15/10/2008)

  • Tracklist
  1. Reset
  2. -
  3. Iena
  4. Urano
  5. Fauna
  6. Ac Ha B
  7. -
  8. -
  9. Satellite
  10. Imho
  11. Tesla
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