Black Crowes

Warpaint

2008 (Silver Arrow Records/ Sony Bmg) | hard-blues, alt-country

Il ritorno dei fratelli Chris e Rich Robinson era atteso da molti. Il sogno hippie della compagine che più di ogni altra riuscì a riaccendere negli anni 90 il sacro fuoco del southern rock non poteva essere svanito così in fretta. Eppure, dopo l’incredibile "Live At The Greek" in coppia con Jimmy Page, che aveva fatto sembrare i Corvi dei novelli Zep, non ne avevano più azzeccata una.
Qualche anno di assenza ha giovato alla formazione, e i Black Crowes di oggi fortunatamente non sono la stessa band che nel 2001 licenziò il debole "Lions", poco riuscito episodio che risultò infallibile soltanto nella capacità di rompere il giocattolo.

La volontà di svincolarsi dalle pressanti regole del music business li ha portati a creare una label di proprietà (Silver Arrow), inoltre la line-up ha ricevuto un innesto di linfa vitale grazie all’ingresso di due nuovi membri: il leader dei North Mississippi All Stars, Luther Dickinson, ha rimpiazzato il chitarrista Marc Ford, mentre il contributo dell’ultimo arrivato, il tastierista Adam McDougall, ha conferito importanti sfumature al suono. Super-confermata la parte ritmica, con i fedeli Steve Gorman alla batteria e Sven Pipien al basso.
Qualche esibizione dal vivo disseminata negli ultimi due anni, tre settimane di ritiro in quel di Woodstock ed ecco che il fuoco torna a essere un incendio che arde l’anima.

A chi non credeva nel loro ritorno si consiglia vivamente l’ascolto di "Goodbye Daughters Of The Revolution", cinque minuti in grado di riassumere alla perfezione il passato e il futuro della band, con Allman Brothers Band nella mente, Lynyrd Skynyrd nel cuore, il poster dei Rolling Stones attaccato sopra il letto, e il santino dei Creedence sul comodino.
Le composizioni di "Warpaint" (tutte autografe eccetto "God’s Got It", una cover del Reverendo Charlie Jackson) sono ben al di sopra delle aspettative, anche se l’effetto novità (se così si può chiamare l’effetto di un suono decisamente derivato dai meravigliosi Seventies) dei primi lavori è svanito.

Ma l’hard-blues tutto sangue, sudore e lacrime di "Walk Believer Walk" farà sobbalzare sulla sedia molti fan della prima ora: sembra quasi di assistere a una loro session di registrazione, per quanto il tutto suoni sincero e coinvolgente. Passione e virtuosismo strumentale sono messe al servizio di una tradizione che non vuole essere dimenticata, e soprattutto nelle ballad ("Oh Josephine" è la migliore, ma anche "There’s Gold In Them Hills" fa la sua bella figura, sebbene un po’ troppo smielata) emerge tutta la volontà di restare aderenti al classicismo. "Locust Street", con i suoi mandolini, è la canzone che tutti vorremmo ascoltare in veranda al tramonto con un bicchiere di bourbon fra le mani e lo sguardo verso le immense praterie del Nord America.

Grazie al successo internazionale di band come i Wilco, tutto ciò che ruota intorno all’alt.country resta di grande attualità e facilita il ritorno di band come i Black Crowes, i quali si sono probabilmente resi conto che il loro approccio non è affatto superato e può addirittura trovare nuovi adepti. Ma il riferimento ai mostri sacri è evidente: Neil Young oggi pagherebbe per scrivere un pezzo come "Evergreen", mentre "Movin’ On Down The Line" e "Wounded Bird" non avrebbero sfigurato in uno qualsiasi dei primi dischi dei "signori del dirigibile".

In "Warpaint", i fratelli Robinson riescono a far convivere naturalmente le due anime del gruppo, quella più rock’n’roll, rappresentata da canzoni come "Wee Who See The Deep", e quella più malinconica e riflessiva, vedi la conclusiva "Whoa Mule", ricca di declinazioni folk.
Ora possiamo dirlo: la crisi è alle spalle e i Black Crowes di oggi non sono delle star in declino, bensì una rodata macchina in grado di produrre un disco di buona qualità, ricco di suoni meravigliosamente veri, anche se certo non più originalissimi.

(05/05/2008)

  • Tracklist
  1. Goodbye Daughters Of The Revolution
  2. Walk Believer Walk
  3. Oh Josephine
  4. Evergreen
  5. Wee Who See The Deep
  6. Locust Street
  7. Movin' On Down The Line
  8. Wounded Bird
  9. God's Got It
  10. There's Gold In Them Hills
  11. Whoa Mule
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