The Chap

Mega Breakfast

2008 (Lo Recordings) | alt-pop, dance

Accovacciati davanti ai nostri stereo, ci chiediamo che cosa valga ancora la pena di ascoltare. La risposta potrebbe essere tutto o niente, a seconda delle propensioni individuali. Probabilmente di cose "necessarie" nel 2008 ce ne sono poche, tuttavia può ancora capitare di rimanere folgorati. Come nel caso di questo "Mega Breakfast".
Era dai tempi del capolavoro degli El Guapo, “Fake French”, che non si lambivano certi traguardi di fantasia compositiva. D’altronde non è una grande sorpresa anche alla luce degli splendidi esempi di visionarietà che i The Chap nel passato ci avevano regalato.

Già al tempo dell’esordio “The Horse” la band si era ritagliata una discreta fetta di interesse, dato che il disco mescolava con sapienza art-disco, rock teso e timbriche digitali. Nonostante la validità della proposta, il disco passava quasi inosservato. Nel 2005, però, lo straripante “Ham” sfondava il muro dell’anonimato con la sua elettronica eccentrica e spiazzante. Su una solida base wave e punk-funk (Talking Heads in testa) venivano innestati cascate di ritmi digitali e strumentali, il tutto centrifugato con un minutaggio ridottissimo (2:30, una media al limite dell’hard-core), gran coadiuvante per la fruibilità globale e punto focale della loro musica.
La varietà e l’indisponibilità alla ripetizione permetteva alla band di comporre tanti piccoli tasselli dal ritornello killer, aventi dalla loro una melodia nel 90% dei casi irresistibile e senza scampo. Anche negli esempi che parevano più normalizzati, un pattern o un rumore posizionato al punto giusto cristallizzavano la genialità di quel frangente donando al resto della composizione un’aura d’autentica beatificazione. Il lato lirico della loro arte traspone l’ingenuità sadica che zampilla dalle parole scovate in qualche intervista, parole e sensazioni tutte personali. Dicono di voler immortalare le cose più bizzarre che in un primo momento appaiono banali o di poca rilevanza, adattarle alla canzone in questione e mettere il tutto assieme. Il risultato di questa stramba filosofia di scrittura è un approccio assolutamente istintivo e impulsivo, a tratti forsennato, ma sempre lucidamente pazzoide e calcolato.

Il nuovo “Mega Breakfast” è sublimazione e punto massimo di qualità oggettiva dell’arte dei The Chap. Colti in maniera furba e certosina i lati più positivi dei due dischi precedenti, la nuova prova si delinea come perfetta confluenza fra questi due flussi, con mescolata e ritocco finale. L’incapacità di definire precisamente ciò che andremo ad ascoltare mettendo il disco nel lettore è palesata dal continuo cambio di marcia; tuttavia estrazioni funky di grande impatto si possono pescare un po’ ovunque, come del resto l’amore per il cantato di gruppo, che guarda caso era marchio di fabbrica del già citato “Fake French”.

Ascoltando l’inno techno-pop “They Have A Name” sembra di essere ripiombati in piena era synth-pop anni 80, ma non c’è da meravigliarsi: tutto quadra perfettamente. Le destabilizzazioni soniche che qua e là ricorrono si ripresentano nella sorprendente “Fun And Interesting”, bomba sopra le righe e singolo del disco da piazzare nello stereo quando si è a caccia di un uragano d'emozioni. Le bordate pulsanti di “Caution Me” pugnalano come una jam fra i Pop Group e una qualsiasi synth-band; “Carlos Walter Wendy Stanley” segue il saliscendi timbrico della precedente con inserti di schitarrate al limite della decenza; la furia con cui si alternano stasi e confusione corale è a dir poco miracolosa.

Il frullato dal gusto agrodolce di “Surgery” splende di una luce tremante e disturbata, la più pacata e sommessa “Take It In The Face” è un synth-pop minimale, colonna sonora per un film noir futurista; l’indefinibile “Ethnic Instrument” è un improbabile mix fra voci trash, ritmica monca e campionamenti di chitarra brevissimi.
“Proper Rock” si barcamena con indecisione fra tensioni rock emaciate e un pop al vetriolo scosso da onde elettroniche; singulti techno dipingono l’ossessionante “The Health Of Nations” che si nutre di estratti concreti molto particolari. Le conclusive “Wuss Wuss” e “I Saw Them” aggiungono ulteriori elementi per disorientare l’ascoltatore, già sufficientemente colmo di materiale da smaltire e digerire.

Se l’originalità ha una definizione questo non è certo, fatto sta che siamo di fronte a un qualcosa di simile, un gruppo dalle potenzialità inaspettate e un estro che raramente riesce ad essere rintracciato in molta musica che ci viene propinata ogni giorno, da gennaio fino al tramonto dell’anno.

(06/05/2008)



  • Tracklist
  1. They Have A Name
  2. Fun And Interesting
  3. Caution Me
  4. Carlos Walter Wendy Stanley
  5. Surgery
  6. Take It In The Face
  7. Ethnic Instrument
  8. Proper Rock 
  9. The Health Of Nations
  10. Wuss Wuss
  11. I Saw Them
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