Death Cab For Cutie

Narrow Stairs

2008 (Atlantic) | alt-pop, rock

La pensata di stemperare l’indie-pop nel post-rock, gli Shins nei Built To Spill ha pagato eccome, in tutti i sensi. Specialmente dopo la cura major di “Plans” e la rotation dei corrispettivi brani in programmi di prima e seconda serata quali “O.C.”, “C.S.I.: Miami” e “Six Feet Under”, che ha laureato Ben Gibbard e soci poeti per eccellenza della generazione emo.

La prognosi in questi casi, si sa, è strettamente riservata: molti nemici e molto onere. E, in parte, con questo nuovo album, la band di Seattle sembra avviata a scontare la quaresima penitenziale che s’era prefissa: un singolo estratto di ben otto minuti, il sole della celeberrima “California” che fatica a fendere i pochi spiragli offerti da una generale, soffusa, torpidezza melodica.

Dopo i fasti della sbornia, insomma, sopravvivono soprattutto i mugugni, le melanconie, i malumori; lo smarrimento e la precarietà hanno il sopravvento sul trionfalismo pop che, secondo alcuni, magari era lecito attendersi. In parte, però, perché per il resto il gruppo rimane fedele a certi suoi propizi cliché: il cromatismo a tinte pastello, la finezza metrica e psicologica di testi degni d’una soap opera intellettuale, una certa noncurante leggerezza che, in ogni modo, attecchisce anche fra i solchi di canzoni attinte a una varietà di generi forse più ampia del solito.

Così “Bixby Canyon Bridge”, oltre a rendere un omaggio funebre ai pellegrinaggi di Jack Kerouac, alterna una prima parte flautata e arpeggiante alla temperie distorsiva e muscolare della seconda (con gli accordi di chitarra slabbrati e un basso pregno e sordo). “I Will Possess Your Heart” rarefà una melodia diafana e atonale nel sopore di una jam di otto minuti, tendendo le corde liquescenti del piano e della chitarra, e ritagliando concavità oniriche in cui il basso di Nicholas Harmer la fa da padrone.
“No Sunlight” è una delle poche, ironiche concessioni al power-pop, “Cath”, al loro indie-rock prima maniera. “Talking Bird”, uno dei pezzi migliori, è un lento crooning bacharachiano levato sullo scabro paravento della chitarra elettrica, “You Can’t Do Better Than Me”, una Salvation Army beatlesiana, “Grapevine Fires”, un pop sghembo e sincopato, finemente ornato di soul, “Your New Twin Sized Bed”, un molleggio country psichedelico.

“Long Division” dissimula l’emotività in una brunitura synth, “Pity And Fear”, scolpisce una psichedelia indiana a ritmo di raga/wave che s’espanderebbe verso un orizzonte asintotico se non venisse troncata bruscamente, sul più bello. “The Ice Is Getting Thinner”, infine, è una ballata semplice e graziosa, col suo picking notturno e lunare, qua e là punteggiata di slide.

Chi, per opposte ragioni, li aspettava al varco, rimarrà probabilmente deluso, chi su di loro non s’era mai fatto troppe illusioni, no.

(24/05/2008)

  • Tracklist
  1. Bixby Canyon Bridge
  2. I Will Possess Your Heart 
  3. No Sunlight  
  4. Cath     
  5. Talking Bird You
  6. Can't Do Better Than Me 
  7. Grapevine Fires 
  8. Your New Twin Sized Bed 
  9. Long Division 
  10. Pity And Fear
  11. The Ice Is Getting Thinner
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