DUB TRIO - Another Sound Is Dying

2008 (Ipecac/ goodfellas)
dub, metal, post-rock

Un suono morente. Una (ri)composizione necrofila. Una fusione a freddo. Un tentativo estremo di rianimare la trita carcassa del metal/core ottanta/novantesco nel segno dell’estetica del post-rock, sfruttando l’impulso delle correnti galvaniche sprigionate dalla pratica dub. Come un novello Dr. Frankenstein, il Dub Trio da Brooklyn perlustra le profondità cimiteriali della musica heavy alla ricerca di pulsanti riff cadaverici su cui calcificare l’abnorme ossatura del nuovo organismo.

Pur avendo già alle spalle due dischi con questo moniker, più la partecipazione a quello di Peeping Tom nel 2006, DP Holmes (chitarra e tastiera), Stu Brooks (basso e tastiere) e Joe Tomino (batteria e melodica), al di fuori degli Usa, hanno tutta l’aria dei carneadi, tanto che a risollevarne le sorti commerciali è sceso in campo persino un vecchio amico del Belpaese, Mike Patton, che li licenzia per la sua Ipecac. Il che è sicuramente un grosso sostegno ma anche un riferimento imprescindibile in sede di analisi: “Another Sound Is Dying” è una forma terminale di crossover, una tettonica a placche dai contorni elementari, un “coitus interruptus” di jammin’ cullate su baratri liquidi, densi di echi e di riverberi.

Peccato che poi, in sostanza, la musica di King Tubby e quella di Toni Iommi fatichino maledettamente ad amalgamarsi: stilisticamente l’assenza di un ordito alchemico e connettivo degno di questo nome, spinge il gruppo – per difetto di personalità e inutile attaccamento alla forma-canzone – a comprimere la scrittura strumentale in un meccanico alternarsi delle parti, a segmentarla recisamente in discutibili “cut” di varia estensione.

Avremo così brani insistentemente frastagliati che pure superano di poco i tre minuti come “Jog On”, “Regression Line” e “Who Wants To Die” (ripartenze speed, esiziali stacchetti dub e spianate noise-ambientali), il “ribassato” zeppeliniano con scalfitture droniche “Not For Nothing”, il riff alla NWOBHM sferzato da breakbeat e rullate hardcore (“Bay Vs Leonard”), o il dub-core elementare di “Agonist”, stiracchiato senza particolari invenzioni ben oltre la sua soglia di tolleranza (quasi sette minuti).

Se a questo aggiungiamo che l’unico pezzo cantato (da Mike Patton), "No Flag", spreca la trovata migliore dell’album (il lugubre sussurro soul/doom della prima parte) in un finale che sembra avanzato dal piatto dei Korn, allora, a salvare il disco da una completa bocciatura, rimangono soltanto  il ragamuffin tempestato di droni e feedback di “Mortar Dub”, i flutti ambientali di “Felicitation”, il quinto asso d'un raga con escalation melodica alla Mogwai, “Respite”, e un noise-core tagliente e martellante per dissonanti finiture electro in “Funishment”.

Seppure concentrati in 14 pezzi di media cubatura, i sessanta minuti strumentali sembrano, così, interminabili. Mike Patton non è Mary Shelley e su queste basi è difficile pronosticare un gran futuro per la sua “creatura”.

19/03/2008

Tracklist

  1. 1. Not For Nothing
  2. 2. Jog On
  3. 3. Bay Vs Leonard
  4. 4. Felicitation
  5. 5. Mortar Dub
  6. 6. Regression Line
  7. 7. Who Wants to die
  8. 8. Respite
  9. 9. No Flag
  10. 10. The Midnight Rider
  11. 11. Safe And Sane
  12. 12. Agonist
  13. 13. Fuck What You Heard
  14. 14. Funishment

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