Sarà una specie di collasso della musica che non riesce più a guardare ben avanti a sé stessa (ma si spera vivamente di no), ma ci si trova sempre più di fronte a gruppi e artisti che omaggiano il passato, prendendo non solo spunto dai grandi vecchi ma basando del tutto il sound su quello degli anni 60 o 70.
Greg Townson e i suoi Hi-Risers da Rochester, NY vanno ancora oltre, in retromarcia verso gli anni 50, verso “American Graffiti” e "Happy Days", costruendo questo loro sesto album interamente su di un divertente suono oldies.
Non c’è traccia della benché minima modernità in “Once We Get Started”, già da come si presentano gli artisti all’interno del booklet, camicia bianca a maniche corte e cravatta stretta e nera, look che insieme alle prime battute della title track dà un’immediata idea di quanto ci aspetta nell’album.
Gli Hi-Risers si prodigano in scatenati rockabilly (la title track, “She’ll Be My Ruin”), veloci rock’n’roll (“Two Weeks Notice”, “With The One I Love”), doo-wop dai titoli oggigiorno improponibili (“Boom Chicka Boom”) o ondeggianti surf (“Slack Jawed & Trout Mouthed”).
Ci si può spingere avanti fino a certi Beatles (“Atm Inside”), ma poi si viene risucchiati indietro da love song in puro stile fifties come “Katy Did” o “I’ll Wait For You”.
Operazione nostalgia dei bei vecchi tempi, dunque, certamente anacronistica, ma messa in atto con sapienza e soprattutto divertimento, e anche se è sempre consigliabile andare a scoprire le radici prima di darsi a dischi odierni come questi, per qualche malinconico innamorato dell’era d’oro del rock’n’roll gli Hi-Risers possono essere un gradevole ascolto.
(26/06/2008)


