I Am Kloot

Play Moolah Rouge

2008 (Skinny Dog) | rock, pop

Rischiavano di perdersi nei meandri più polverosi della memoria collettiva gli I Am Kloot.
Artefice finora di tre album (più una discreta raccolta di Peel sessions), dopo il successo del disco d’esordio “Natural History”, pubblicato nel 2001 (tra i più significativi manufatti legati al cosiddetto “New Acustic Movement” allora imperante), il trio di Manchester ha cominciato a perdere colpi, separandosi dall’etichetta che l’aveva inizialmente lanciato presso il grande pubblico e defilandosi negli angusti confini di una  proposta sempre più esoterica e di nicchia. Ma, sia detto a scanso di equivoci, gli I Am Kloot erano e rimangono un signor gruppo, dalla scrittura assai raffinata e dalla mano ferma e capace, una di quelle band che, per intenderci, sulla falsariga di Elbow e Doves, tanto per dire, continuerà a incidere bellissimi dischi per almeno altri dieci anni nella più completa indifferenza di pubblico e addetti, fino a quando un giorno Mojo non finirà con il metterli in copertina sul numero estivo.

Il nuovo album, registrato in presa diretta negli studi che danno il titolo al lavoro, mostra un gruppo in buona salute, che sa trarre il dovuto giovamento da una condizione di totale estraneità da quelle che sono le mode e i filoni maggioritari del mercato contemporaneo. Canzoni dal passo felpato e dal movimento circolare, pregne di umori plumbei e sottilmente autunnali, in cui una voce ruvida e introspettiva che ricorda il David Gray più suburbano e bozzettistico di “White Ladder”, si sposa ad atmosfere noir e brumose in odore di Veils o Tindersticks (soprattutto quelli degli ultimi lavori in studio), sempre sorrette da un’eleganza di scrittura e arrangiamenti che fa venire in mente dei Divine Comedy cui sia stato estirpato il sole d’Irlanda per un’eterna domenica pomeriggio di pioggia sottile e incessante.

Canzoni come  “One Man Brawl” o “Chaperoned”, con le loro progressioni di chitarra calibrate al millimetro, ricordano quasi l’esistenzialismo sussurrato e penetrante dei Gravenhurst, mentre altrove (“Ferris Wheels”, “Down At The Front”, la bellissima “The Runaways”) riaffiora un sostrato palesemente smithsiano che fa degli I Am Kloot una delle reincarnazioni più efficaci e brillanti del “metodo” Morrisey & Marr.

Canzoni preziose da meditare e contemplare nella più attenta solitudine, capaci di accendere un piccolo mondo privato di vittorie sfumate e appuntamenti “con la vita” mancati forse per sempre.
Da riscoprire e custodire gelosamente.

(06/09/2008)

  • Tracklist

1. One Man Brawl
2. Chaperoned
3. Ferris Wheels
4. Hey Little Bird
5. The Runaways
6. Down At The Front
7. Someone Like You
8. Suddenly Strange
9. Only Role In Town
10. At The Sea

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