The Killers

Day & Age

2008 (Island) | pop-rock

Hanno provato in tutti i modi a farsi accettare come una più seriosa american band, ma non sono serviti il look e le pose del vanitoso cantante Brandon Flowers, le sonorità del precedente "Sam's Town", né tantomeno il duetto con Lou Reed (accolto più come un segnale di senilità del rocker che come un passaggio di testimone) a convincere del tutto critica e pubblico, rimasto comunque numeroso.
Ascoltando però la loro ultima fatica, "Day & Age", sorge spontaneo il dubbio che forse nemmeno gli stessi Killers fossero così convinti della strada intrapresa dopo il fortunato e più frivolo esordio. Il ridimensionamento di sound e di intenti è infatti palese ma - va detto - il cambio di rotta pare dovuto, più che a un'astuta mossa commerciale, a un'onesta accettazione delle loro capacità e del ruolo da ricoprire nell'attuale scena musicale.

Flowers sembra stanco di assurgere allo status di rockstar consumata e si accontenta, divertendosi, di farne una colorata parodia, quasi fosse uno dei finti Elvis che popolano la sua Las Vegas e il brano che dà il la al nuovo album, "Losing Touch", è un manifesto d'intenti: è l'imitazione in plastica di Springsteen, l'atmosfera stavolta non è pretenziosa ma così sfacciatamente "karaoke" che strappa il sorriso anziché infastidire.
Per non dare adito ad altri dubbi, i Killers chiamano in cabina di regia un produttore come Stuart Price (altrimenti noto come Jacques Lu Cont per i frequentatori dei dancefloors più cool) che con la plastica e la dance anni 80 ha costruito la sua fortuna, tra produzioni per popstar ingombranti e progetti synth-pop-revival un po' più di culto come gli Zoot Woman. È proprio lo spirito di questi ultimi ad aleggiare sul primo singolo "Human", il brano più accattivante grazie alla sua melodia malinconica e ammiccante il giusto. La clonazione del pop patinato di fine anni 80 riesce perfettamente anche in "The World We Live In" e in "This Is Your Life", forse troppo démodé e poco pompate per aver fortuna in radio oggigiorno, ma comunque funzionali all'estetica dell'album.

L'esito più inaspettato della collaborazione viene invece raggiunto nella baldanzosa marcetta di "Joy Ride", uno svergognato incrocio tra gli Wham! in vacanza al Club Tropicana e le piccole creature dei Talking Heads, col sax in primo piano e Flowers che gigioneggia compiaciuto. Come se non bastasse, le atmosfere da cocktail a bordo piscina ritornano anche nella più pacata "I Can't Stay", ballad a tinte caraibiche.
Il soggiorno negli alberghi più kitsch di Las Vegas termina qui, altrove Price non riesce a tenere a freno l'attitudine da stadio della band che sfocia in "Spaceman", il brano più tirato del disco in cui Flowers si arrampica su una melodia che ha il suo punto di forza nei continui cambi di tonalità.
Se il prossimo singolo è però un pezzo riuscitissimo, non si può dire altrettanto della più spenta "Neon Tiger" né tantomeno delle due ballate poste a chiudere idealmente i due "lati" dell'album: troppa enfasi e prolissità che vanno a scapito di melodie comunque ben strutturate.

Chiedere ai Killers anche maggiore sobrietà forse sarebbe troppo e potrebbe addirittura far perdere loro un certo fascino, in fondo la verve con cui hanno affrontato quest'album è già sufficiente per regalare quaranta minuti di piacevolissimo svago.
Che sia questo il (pur nobile) fine a cui stavano mirando stavolta?

(14/01/2009)

  • Tracklist
  1. Losing Touch
  2. Human
  3. Spaceman
  4. Joy Ride
  5. A Dustland Fairytale
  6. This Is Your Life
  7. I Can't Stay
  8. Neon Tiger
  9. The World We Live In
  10. Goodnight, Travel Well
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