Lull

Like A Slow River

2008 (Glacial Movements) | ambient-drone

Quarta uscita per l’etichetta romana dedicata all’ambient isolazionista Glacial Movements, sempre più intraprendente, non solo sotto l’aspetto della cura degli eleganti packaging delle sue produzioni ma anche e soprattutto sotto quello della rinomanza degli artisti proposti.

Come già nel caso di Rapoon, anche stavolta l’etichetta ideata e diretta da Alessandro “Netherworld” Tedeschi ospita un nome che non ha bisogno di presentazioni per ciò che concerne il suo universo musicale di riferimento. Sotto il moniker Lull, infatti, il poliedrico artista inglese Mick Harris (Scorn, Painkiller, Napalm Death) prosegue le sue esplorazioni di territori ambientali di densità magmatica, qui coniugata con quella, tematica e dedicata ai ghiacci perenni, che connota tutte le interessanti produzioni firmate Glacial Movements.
Iconografia e titolo dell’album ne identificano già a sufficienza il contenuto, definito da Harris in quattro lunghe composizioni (ben oltre i dieci minuti l’una) e in una sorta di più concisa coda finale, tutte improntate alla creazione di un flusso sonoro che si muove con lentezza ma in modo inesorabile, evocando trasformazioni geologiche sofferte e movimenti sotterranei cristallizzati sotto una superficie ghiacciata.

La musica che ne risulta può sembrare in apparenza altrettanto statica, ma così non è, in quanto Haris, con i suoi drone costanti, immersi in cupe torsioni catturate al rallentatore, rende alla perfezione l’idea di lento scorrimento sottesa al concept di questo lavoro.
E nonostante le composizioni di Harris rasentino spesso un “grado zero”, in cui la musica è spogliata da qualsiasi accenno armonico, il loro effetto ottundente è temperato e nel contempo posto in risalto da modulazioni molteplici, non certo intese al conseguimento di una levigatezza sonora ma anzi aspre e niente affatto accomodanti.

Pur in siffatto contesto, Harris evita tuttavia derive di eccessiva oppressione, ammantando i suoi sofferti drone di un’eleganza visionaria, talora paragonabile a quella di Basinski e perfettamente descrittiva della stratificazioni glaciali cui il lavoro è dedicato.
“Like A Slow River” è nient’altro che un’ora di musica dal fascino inquieto, che segna il ritorno di un artista di rilievo assoluto, adesso impegnato nella “fusione a freddo” di sonorità profonde e a loro modo brulicanti di vita. E se anche la contorta afasia di queste composizioni potrà difficilmente riscontrare apprezzamento al di fuori degli appassionati del genere, il loro ibernato movimento può almeno fungere da cura omeopatica per ogni incipiente calura estiva.

(09/06/2008)

  • Tracklist
  1. Whiteout
  2. The Sheet
  3. Like A Slow River
  4. Treeless Grounds
  5. Illusion Of Unbroken Surface
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