Ilya E. Monosov

Seven Lucky Plays, Or How To Fix Songs For A Broken Heart

2008 (Language Of Stone) | songwriter

Capita molto raramente, ma capita.
A volte, per caso, ci si imbatte in qualcuno che con poche parole riesce a colpire, ad affascinare e ad irretire fino a che, senza quasi rendersene conto, non si può più fare a meno di chi fino a poco prima era solo un illustre sconosciuto. È questo che accade, in maniera un po’ inaspettata, un po’ magica, ascoltando le prime note e le prime parole sussurrate da Ilya E. Monosov, artista americano di origine russa che con “Seven Lucky Plays…” esordisce (ma questo è almeno il suo terzo lavoro) per la Language Of Stone, etichetta curata amorevolmente da Greg Weeks (già fondatore degli Espers). 

I open my arms,
              Without doubt —
Like my last breath one day will be escaping...
I run to you but I am shaking
Only hoping to land in your proud and familiar gaze...
” 

Prima ancora di essere un raffinato songwriter, prima di essere uno sperimentatore estremamente ricercato, prima di essere un musicista dotato di una intensissima capacità espressiva, Ilya è innanzitutto uno straordinario poeta.
Questo lavoro, decisamente il più accessibile e universale della produzione di Monosov, è caratterizzato da una profonda ricerca interiore, che lo porta alla ferma ma allo stesso tempo “emozionata” decisione di aprire il suo cuore al mondo attraverso il delicato lirismo dei suoi testi, che prendono vita da una serie di poesie e di racconti fermati su carta nel corso di più di dieci anni di attività. 

Il percorso musicale di Monosov è stato sempre caratterizzato da una accurata ricerca sonora, basata sulla convinzione che qualsiasi oggetto possa custodire in sé l’incanto di una qualche forma di musicalità. Se i suoi primi lavori si orientano in maniera programmatica su sperimentazioni cameristiche, includendo accostamenti di suoni vibranti e di silenzi carichi di attesa che conferiscono al complesso corale una oscura e penetrante carica emotiva, “Seven Lucky Plays...” rappresenta il coronamento di una evoluzione appena accennata nel precedente “Architectures On Air And Other Works”: abbandonati ormai definitivamente gli sperimentalismi estremi degli esordi e ridimensionata in parte la componente glitch di “Architectures”, questo album si orienta verso una maggiore attenzione alle melodie e all’aspetto “canzone”, in modo da realizzare un buon compromesso tra i diversi aspetti. 

La soffusa amarezza che pervade “Seven Lucky Plays...”, sottolineata da una voce malinconica, vagamente reminiscente di Leonard Cohen, viene accentuata dalla coralità degli arrangiamenti, e se in ogni brano il quadro d’insieme è abbozzato dal delicato picking di Ilya, sono i diversi strumenti, come l’arpa ed il mandolino di Jesse Sparhawk o il violoncello di Margaret Wienk (Fern Knight), che procedendo quasi con rassegnazione accanto alla triste mestizia della chitarra, definiscono con sapienti pennellate i brani, arricchendoli di sfumature e profondità.
Immersi in questo lento ma sontuoso andirivieni strumentale, i silenzi e le pause si ritrovano quasi sospesi sulle melodie, e ogni volta si risolvono sommessamente lasciandosi dietro una impalpabile sensazione di dolcezza.
La marea strumentale non riposa sempre su toni placidi: più volte nel corso dell’album ci si imbatte infatti in improvvisi momenti di intensa tensione emotiva, caratterizzati soprattutto da chitarre tirate fino allo spasimo, quasi “violentate” (“I’ll Live My Life Without Pain”, “Legs And Arms”, “Ms. Desolate”) e da archi deturpati, la cui elegiaca grazia arriva ad essere trasfigurata (“Tricycle”).

È un disco pervaso di mestizia, questo “Seven Lucky Plays…”, ma al contempo è anche un album carico di amore e di speranza: se nel brano inziale Ilya manifesta la propria timida apertura verso il mondo ed i sentimenti (“I Open My Arms”), il pezzo di commiato si presenta come una fiera e definitiva dichiarazione programmatica: “I’ll Live My Life Without Pain”, sussurra il nostro. E a questo punto non resta altro da fare se non augurarsi, per lui (ma anche per tutti noi), che questo intento si realizzi.
Ma a quale prezzo? 

Darling, stop, do not cry.
I’m telling you these stories just to explain why
I’ve got to do my doing in the rain
I cannot stay, I’ll live my life without pain
I’ve chosen to live my life without pain

(21/09/2008)

  • Tracklist
  1. I Open My Arms
  2. Tricycle
  3. My Dear
  4. Legs and Arms
  5. Winter Lullaby
  6. The Burning Flame
  7. Ms. Desolate
  8. The Beauty That You Are
  9. Happy Song
  10. I’ll Live My Life Without Pain
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