No Kids

Come To My House

2008 (Tomlab) | alt-pop

Un piano, un oboe, una orchestra sintetizzata, contrappunti di viola, una voce che dispone le infinite armonie, un susseguirsi di inserimenti sonori che sembrano uscire dalle pieghe dei migliori Penguin Cafè Orchestra: così si insinua l’esordio dei “No Kids”, ovvero tre quarti della band P:ANO, autrice di geniali album art-pop come "Brigadon”.
La Tomlab ospita un ensemble canadese che si va ad aggiungere ai vari Casiotone For The Painfully Alone, Patrick Wolf e Why?. Una proposta originale ed elegante che si avvicina al miglior pop di Arthur Russell.

Un corposo tessuto sonoro su cui vengono inseriti con gusto elementi diversi, dal funky al r&b fino al country, senza opprimere le composizioni, anzi, smembrando ogni inutile orpello. Il r&b di “For Halloween” è esemplare nel suo affidare al piano e a un beatbox dal suono scarno l’incastro ritmico, permeato da voci e coretti simil-black di derivazione eighties, il tutto stemperato da un gusto melodico molto naif. Le pulsioni dance animano anche la straniante e incantevole “Listen For It/Courtyard Music”, dal cantato fuori tono in un improbabile stile tra rap e free-jazz.

Negli anni 80 molti musicisti avant-garde sperimentarono approcci nuovi alla forma-canzone, oltre al già citato Arthur Russell, anche Peter Gordon contaminò il mondo del pop con intuizioni geniali che ora tornano in alcune soluzioni dei No Kids. "Old Iron Gate" e "Neighbour’s Party”, nel loro destrutturare la composizione, ricordano spesso le intuizioni di Gordon, e non solo per l’uso di sax e fiati, ma anche per il ricorso a strumenti elettronici che assemblano un suono da orchestra da ballo post-moderna, come era nelle intuizioni della LOLO (open group formato dallo stesso Peter Gordon, a cui collaborarono in tempi diversi David Byrne, Bill Laswell, Arto Lindsay).

Non manca neanche il gusto grottesco e volutamente kitsch della miglior avanguardia newyorkese con richiami folk in “I Love The Weekend”, gioiosa ballad piena di swing tecnologico, mentre "Four Freshman..." omaggia la perfezione delle band vocali degli anni 30 in modo delizioso, senza nostalgia.
Qualche leggero momento fuori fuoco non inficia il tono generale del progetto, che appare per certi versi una versione  futurista dei Manhattan Transfer.

Tra le restanti tracce, si segnalano per il forte lirismo “Bluster In The Air”, dove il gruppo crea un puzzle armonioso di stili, dal funky al low-fi, e il senso quasi infantile è reso malizioso dall’arrangiamento minimale, e “You Look Good To Me”, che fa della complessità la sua forza.
Completano l’album due ballad più morbide, "Dancing In The Stacks", non molto incisiva, e la finale “The Puddle”, che sembra uscire dal repertorio di Fred Astaire, a chiudere con classe uno dei più sorprendenti album pop che il 2008 possa regalarci.

(08/02/2008)



  • Tracklist
  1. Great Escape
  2. For Halloween
  3. The Beaches All Closed
  4. Bluster In The Air
  5. I Love The Weekend
  6. Four Freshmen Locked Out As The Sun Goes Down
  7. Old Iron Gate
  8. You Look Good To Me
  9. Listen For It/Courtyard Music
  10. Dancing In The Stacks
  11. Neighbour’s Party
  12. The Puddle
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