Oasis

Dig Out Your Soul

2008 (Big Brother) | rock

Dopo il recente exploit dei sodali Verve, tornano sugli scudi anche gli Oasis e la fanno con un settimo album, "Dig Out Your Soul", che il gruppo ha deciso di mettere a disposizione in preascolto sulla propria pagina myspace, anticipando l'uscita fisica dell'album, in arrivo nei negozi lunedì 6 ottobre. Il nuovo disco giunge a due anni da "Stop The Clocks", la controversa antologia (due cd per un totale di diciotto pezzi, senza alcun inedito e con significative esclusioni di brani fondamentali) con la quale la band si congedava in maniera quasi "vendicativa" dalla major Sony (che aveva pubblicato, via Creation, tutta la produzione precedente), per abbracciare la strada dell'autoproduzione (si fa per dire...) di cui questo "Dig Out Your Soul" è la prima testimonianza.
Prodotto dal fido Dave Sardy (già al lavoro sul precedente "Don't Believe The Truth" del 2005) e registrato per lo più agli Abbey Road Studios di Londra, il nuovo album vuole essere nelle intenzioni della band di Manchester il lavoro più maturo e personale di una carriera che si appresta ormai a coprire l'arco temporale di un quindicennio abbondante.

Entrando nel merito del nuovo materiale non si può non parlare di un disco piuttosto solido, dalla struttura spessa e stratificata e dalle fondamenta saldamente affondate in una tradizione (quella fulgida dei "giganti" Beatles, Who, Rolling Stones, Kinks, Small Faces), riverita e gloriosamente attraversata nella sua interezza in ogni singolo accordo pulsante di ogni singolo brano. Il che non sarebbe una grande novità, pensando a quanto la band ha composto finora, ma a colpire è soprattutto la coesione dell'impasto sonoro, la sua sorprendente complessità e la sua costruzione estremamente ragionata (la lunghezza media dei pezzi supera i quattro minuti, con frequenti digressioni strumentali e un passo sempre molto controllato, ipnotico e meditante), il tutto unito a una scrittura molto più elegante e "ricca" rispetto alle ultime, non sempre brillantissime, apparizioni.

Forse non è il caso di accodarsi all'entusiasmo smodato (ma sincero) dell'eminenza grigia Alan McGee, sostenendo che questo album meriti un parallelo con "Revolver" e "Beggar's Banquet" (!?), ma occorre comunque riconoscere la qualità del lavoro realizzato da una band con tre lustri di più o meno onorata attività sulle spalle (durante i quali non si è certo risparmiata quanto ad eccessi di ogni tipo) e soprattutto la sua volontà di rimettersi in gioco. Ascoltando pezzi come "The Turning", l'efficacissimo singolo "The Shock Of The Lightning" o "Falling Down", si respira una maggiore maturità, un gusto sicuro nella stesura degli arrangiamenti e una capacità apprezzabile di variare in maniera significativa il registro e l'intonazione passando da un brano all'altro. La voce di Liam Gallagher appare in ottima forma, le parti di batteria (curate dal figlio d'arte Zak Starkey, che pare rientrato nei ranghi dopo aver momentaneamente sciolto gli ormeggi dalla band) sono compatte e l'umore complessivo è quello di un hard-blues psichedelico dai contorni smangiati (si ascoltino "Bag It Up", "The Nature Of Reality" e "Waiting For The Rapture", lungo l'asse Cream-Yardbirds-Jeff Beck Group-Pretty Things), capace di irrigidirsi in ascessi di pub-rock più rude ("Ain't Got Nothin'"), alternati a ballate dal romanticismo mai zuccheroso oltre il lecito (è il caso soprattutto di "I'm Outta Time" o "Soldier On").

Pur restando distante dai vertici di "What's The Story...", "Dig Out Your Soul" tende insomma a confermare la ritrovata vitalità della band, dopo il più che decoroso "Don't Believe The Truth", nel quale già figuravano segni evidenti (si pensi a "Mucky Fingers", "The Importance Of Being Idle" o "Keep The Dream Alive") di una lenta ma avviata resurrezione compositiva dal torpore patinato e goffamente infiacchito di un disco come "Heathen Chemistry" (2002). Un ruolo non secondario viene in questo senso giocato dalla maggiore coralità che il processo compositivo/creativo del gruppo ha felicemente conseguito negli ultimi anni: era chiaro che il solo Noel Gallagher non era più in grado di sostenere da solo il peso della scrittura di un album intero. Qui lo troviamo affiancato da comprimari tutt'altro che marginali: Andy Bell e Gem Archer non sono certo gli ultimi arrivati (il primo ha militato nei gloriosi Ride e poi negli Hurricane#1, il secondo ha fatto parte degli Heavy Stereo) e lo stesso Liam Gallagher (firmatario di tre brani) appare in netta crescita e maturazione sotto il profilo autoriale, realizzando con "I'm Outta Time" la sua canzone migliore di sempre, impreziosita da un campionamento della voce di John Lennon (e pensando alle note di "Imagine" che aprivano "Don't Look Back In Anger", il cerchio idealmente si chiude).

Si può così concludere osservando che "Dig Out Your Soul" venderà forse qualche copia in meno rispetto ai lavori che lo hanno preceduto, ma saprà strappare un mezzo borbottio di semiapprovazione da parte dei detrattori classici della band, ribadendo la centralità (nel bene e nel male) degli Oasis nell'attuale panorama pop-rock britannico, e questa non è affatto cosa da poco, anzi...

(05/10/2008)

  • Tracklist
  1. Bag It Up
  2. The Turning
  3. Waiting For The Rapture
  4. The Shock Of The Lightning
  5. I'm Outta Time
  6. (Get Off Your) High Horse Lady
  7. Falling Down
  8. To Be Where There's Life
  9. Ain't Got Nothin'
  10. The Nature Of Reality
  11. Soldier On

 

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