Benoit Pioulard

Temper

2008 (Kranky) | pop-folk-tronica

Il suo album di debutto, "Precis", ne aveva rivelato le capacità di sviluppare una fresca formula di electro-folk, non aliena da sperimentalismi, ma venata di un'apprezzabile leggerezza espressiva. Dopo due anni trascorsi tra collaborazioni ed esperienze in giro per il mondo, che ne hanno consolidato fortemente il nome in ambiti musicali talvolta piuttosto diversi, il giovane Benoît Pioulard (al secolo Thomas Meluch) concede finalmente a quell'opera un seguito completo e incisivo.

Fedele al suo stile asciutto e alla concisione compositiva, Pioulard presenta di nuovo un notevole numero di tracce (sedici, per una durata complessiva di trentanove minuti) che espandono, se possibile, il già ampio spettro sonoro di "Precis".
L'artista originario di Portland si cimenta qui in una sorta di mutazione genetica del folk e dell'impiego dell'elettronica, dando luogo a qualcosa che trascende la definizione di folktronica – almeno così come convenzionalmente utilizzata – arricchendola di un'accentuata sensibilità pop e di un mèlange sonoro tanto cangiante da rendere spesso imprevedibili le evoluzioni di ogni brano. Certo, in "Temper" permane il filo conduttore dell'incontro e della combinazione tra suoni acustici e più marcati passaggi di elettronica interstellare, tuttavia di volta in volta piegati ad assumere forme diverse, che spaziano da sonorità spesse e rilucenti a sperimentalismi in chiave ambientale, fino a bozzetti di un folk acustico mai così limpido.

La novità saliente di "Temper" è rappresentata tuttavia dall'accresciuta attenzione di Pioulard verso la scrittura che, accanto a frammenti tendenti quasi all'ambient-drone, si traduce in un buon numero di vere e proprie canzoni, tutte molto curate e spesso contrassegnate da melodie ben delineate, tali da entrare facilmente in circolo. Ne risulta un pop curatissimo, eppure di una naturalezza disarmante, che gioca ancora con loop, sottili distorsioni di fondo e pennellate elettroniche policrome, ma è anche capace di esprimersi attraverso la semplicità di una chitarra acustica percorsa soltanto dal battito di una drum machine. In qualche caso (in particolare nell'ottima "Ahn") si palesa qualche aderenza con i Tunng più recenti, dei quali Pioulard sembra seguire il "doppio binario" compositivo, fatto di levità acustica e interazione sintetica, ma anche l'andamento di un cantato quasi noncurante. 

È il contesto ad essere tuttavia diverso, non solo per il continuo rimescolamento sonoro operato nel corso dell'album e finanche all'interno dei singoli brani, così come diverso è il piglio dell'artista americano, che riesce a coniugare la sue elaborazioni elettro-acustiche con la ricerca della perfetta "canzone" da due-tre minuti, elementi che non stridono per nulla, anzi si valorizzano a vicenda in pezzi brevi, solari e trascinanti quali, tra gli altri, "Ahn", "Golden Grin", "Idyll", "Loupe", fino a suggellare l'album nella conclusiva "Esperus" con una sorta di firma di stile, costituita dalla trasformazione e dal progressivo ammodernamento di un semplice folk acustico.
Se poi si prende atto di come al contempo Pioulard non perda mai di vista la rimodulazione e la giustapposizione di suoni delle fogge variopinte, per le quali si era segnalato già con l'album precedente, "Temper" può senz'altro considerarsi uno stadio di accresciuta maturità di un artista in grado di rappresentare il prototipo di una modernità al tempo stesso cantautorale, pop, folk ed elettronica.

(15/10/2008)

  • Tracklist
  1. Ragged Tint
  2. Ahn
  3. Sweep Generator
  4. Golden Grin
  5. The Loom Pedal
  6. Ardoise
  7. Physic
  8. Modèle d'Éclat
  9. Idyll
  10. Brown Bess
  11. Cycle Disparaissant
  12. A Woolgathering Exodus
  13. Détruisons Tout
  14. Loupe
  15. Tapyre
  16. Hesperus
Benoît Pioulard su OndaRock
Recensioni

BENOîT PIOULARD

The Benoît Pioulard Listening Matter

(2016 - Kranky)
L'impermanenza della realtà nel cantautorato sempre più scarno di Meluch

BENOIT PIOULARD

Sonnet

(2015 - Kranky)
Quattordici nuove tracce tratteggiano atmosfere bucoliche care al musicista del Michigan

BENOIT PIOULARD

Hymnal

(2013 - Kranky)
La folktronica del cantautore americano ispirata dall'architettura sacra del vecchio continente

BENOIT PIOULARD

Lasted

(2010 - Kranky)
Nuove ardite manipolazioni dal progetto folk-(pop-)tronico di Thomas Meluch

BENOIT PIOULARD

Precis

(2006 - Kranky)
Ripeschiamo uno dei migliori lavori dello scorso anno in ambito "indietronica"

Benoit Pioulard on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.