Punck

Piallassa ( Red Desert Chronicles )

2008 (Boring Machines) | musica d'ambiente

C’è la scena finale di "Deserto Rosso" in cui Giuliana (Monica Vitti) si allontana insieme al figlio, lasciandosi sullo sfondo l’immagine del contesto industriale in cui il film è ambientato. Un’immagine che, oltre ad essere a suo modo profetica, mette letteralmente i brividi. Ed è proprio  il campionamento dell’audio di quella scena a chiudere la prima parte di “Piallassa”, ed è li che, più di altrove, si respira quel medesimo senso d’alienazione comunicato in modo magistrale dalla pellicola.

Alienazione che in verità si percepisce lungo l’intera durata di “Piallassa” - omaggio di Adriano Zanni a Michelangelo Antonioni e al suo capolavoro del ’64 - a partire dalla copertina che, mostrandosi in tinte plumbee da cimitero post-industriale, restituisce un’atmosfera oltremodo deprimente, in continuità quindi con le visioni di estrema desolazione evocate del regista ferrarese.
Allora l’opera di Adriano diviene espressione di uno spazio interno/esterno, una reinterpretazione del contesto, anzi, di più, una meta-riflessione sui quei luoghi, riconsiderati a partire da un immaginario traslitterato, quale è per definizione quello cinematografico.

E questa giustapposizione filmico/sonora diviene tanto più singolare quando ai field recording registrati nei posti esatti delle location di "Deserto Rosso" vengono affiancati campioni dell’audio originale, i quali vanno a rinforzare le percezioni, pur mantenendo una loro rinconoscibilità come unità discrete, dotate di una propria indipendenza semantica. E’ come se la musica raccontasse autonomamente di quelle situazioni, salvo poi corroborare l’immagine richiamata con un detournement incestuoso, attraverso i suoni del film  

D’altronde questo è un disco visionario, nel senso proprio del termine. Ovvero affresca istantanee sonore di momenti che però sfuggono prima che si possano comprendere nella loro piena significanza. Perché ogni elemento (soprattutto i field recording), pur se immediatamente identificabile, si affranca dalla sua referenza, in quanto parte di un flusso magmatico finalizzato alla costruzione di un’immagine di contesto (o d’ambiente per l’appunto) ben più ampia delle singole istantanee, e anzi omnicomprensiva delle stesse. Quindi anche, o forse soprattutto,  le discrasie di suono - come quella tra i fondali allucinati di Zanni e gli splendidi arpeggi chitarristici di Aldo Becca - hanno un loro perché nell’arricchire la tavolozza di colori. L’ultima parte costituita di soli field recording, poi, scivola via al dolce suono dello sciabordio marino, a rimarcare che v’è poesia anche negli scenari più desolati

Ricordo, su The Wire, un editoriale di commento all’annata 2006, in cui Jon Dale aveva belle parole per la scena elettronica ed elettroacustica del Belpaese. Beh, Punck ne è parte a pieno titolo, e i suoi dischi stanno a testimoniare una capacità davvero encomiabile di andare oltre il già sentito. Come a dire che si può ancora fare una musica d’ambiente di qualità, senza per questo scadere nello riproposizione di stilemi ormai consunti.
Dunque c’è poco altro da aggiungere se non lasciarsi trasportare dalle onde crespe di “Piallassa”, che nell’arco di 71 minuti è capace di commuovere, spaventare, immalinconire e inquietare al contempo. Come "Deserto Rosso", del resto. 

(03/09/2008)

  • Tracklist
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