Jay Reatard

Singles 06-07

2008 (In The Red) | punk, garage

Probabilmente nemmeno prendendosi troppo sul serio, Jay Reatard, punkettaro anzi, garagebandaro dell’ultima ora (è di Memphis, ma canta con un buffo accento inglese il suo garage-punk adolescenziale) realizza una compilation piacevole e persino tenera a tratti, senz’altro autoindulgente. Canta con accento inglese forse per rifarsi alla seconda ondata punk, avvenuta nella seconda metà degli anni settanta in terra d’Albione. Invece ciò che parzialmente affascina in questa raccolta disorganica di singoli più o meno pubblicati in diverse e sparse situazioni, lo-fi a dir poco (ma ci sta, dato il genere), prima dell’album di esordio per la Matador, è il vago richiamo al punk primordiale, quello vero, sanguigno, della metà degli anni 60, a quelle garage-band che tra Texas e dintorni plasmarono quel sound protopsichedelico che poi ebbe la fortuna di sfociare nell’ampio estuario della psichedelia americana, specie nella West Coast, un paio di anni dopo.

Qualche venatura di originalità e creatività, fuor di incosciente parodia, emerge qua e là, rendendo questo tributo nostalgico qualcosa di veramente piacevole, dopotutto: Così “Don’t Let Him Come Back”, unica cover tra le altre composizioni tutte originali (era un brano dei Go-Between), spicca tra canzoni che parlano dell’inutilità degli zombie (possiamo senz’altro convenire) e di poco altro.
Da sottolineare come tutti gli strumenti siano stati suonati (con l’eccezione del solo di chitarra in “All Wasted”) da Jay stesso.

Al lungo cd è allegato anche un Dvd che vede il nostro esibirsi dal vivo in diverse location, senza aggiungere nulla al discorso musicale.

(28/08/2008)

  • Tracklist
  1. Night Of Broken Glass
  2. Another Person
  3. All Over Again
  4. Feeling Blank Again
  5. I Know A Place
  6. Don't Let Him Come Back
  7. Hammer I Miss You
  8. It's So Useless
  9. All Wasted
  10. In The Dark
  11. Searching For You
  12. Haunting You
  13. Let It All Go
  14. Blood Visions
  15. Turning Blue
  16. It's So Easy
  17. Oh It's Such A Shame
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