Scarlett Johansson

Anywhere I Lay My Head

2008 (ATCO) | pop, wave

Scarlett Johansson non è la prima attrice a tentare una carriera "alternativa" come cantante. Innanzitutto, perché un disco dall'attrice di notevoli pellicole come "Match Point" e "The Prestige"? Mah. Forse per completare la transizione della Johansson da "semplice" attrice e vera e propria Diva. Più probabilmente per spillare qualche soldo in più ai fan (tanti) dell'attrice americana. Ma, magari, per vera passione.

"Anywhere I Lay My Head" è un album quantomeno anomalo, di certo non il solito prodotto usa e getta pronto per scalare le classifiche. Il disco nasce dall'incontro tra la Johansson e il deus ex machina dei Tv On The Radio, David Andrew Sitek, che impressionato dalla voce dell'attrice (che - citiamo le note di copertina - gli ha riportato alla mente il sound di Cocteau Twins e This Mortal Coil) l'ha convinta a registrare un vero e proprio album, di cui lui avrebbe curato produzione e arrangiamenti. A completare il quadro, una lussuosa schiera di comprimari (tra cui Nick Zinner, chitarrista degli Yeah Yeah Yeahs, di cui Sitek produsse l'esordio nel 2003) che comprendono addirittura David Bowie (ma il Duca Bianco si limita a fare da impercettibile backing vocal in un paio di brani).
Da par suo la Johansson ha deciso che il disco sarebbe stato composto interamente (o quasi) da reinterpretazioni di brani (più o meno noti) di Tom Waits (tutti, tranne uno, appartenenti al repertorio post-1983).

Insomma, un progetto bizzarro sulla carta, e ancora più nei risultati. La voce dell'attrice infatti pare quasi un optional in mezzo ai magniloquenti arrangiamenti di Sitek, che riportano alla mente immaginifici scenari wave vicini a My Bloody Valentine, Jesus And Mary Chain (non a caso tra le band culto della Johansson), New Order, Mercury Rev e altri ancora. Un pasticcio sonoro degno dei film di Sofia Coppola, che affascina, ma, aimé, va a cozzare proprio con la voce della musa bionda: il timbro vocale della Johansson è infatti (inaspettatamente) profondo e ruvido, poco aggrazziato, e si amalgama male con il resto, risultando talvolta tedioso.

Intendiamoci, l'album non è quell'agonia intollerabile di cui ha scritto il popolo di internet: talvolta il miscuglio di voci e suoni riserva effetti inaspettati, piacevoli, e lo stravolgimento dei brani originali di Waits è così eccessivo e scellerato da lasciare di stucco. "I Don't Wanna Grow Up", per esempio, viene trasformata in un midtempo degno dei New Order, tra drum machine e synth in bella evidenza; la title track possiede notevoli aperture epiche che richiamano il gruppo dei fratelli Reid (a cui allude anche "Fannin Street", però meno riuscita), mente l'unico brano originale del lotto ("Song For Jo") è un buon episodio di cantautorato femminile.

Conclusione: un esperimento non riuscito, con qualche luce e tante ombre, che, nonostante tutto, non lascia indifferenti. Forse, però, è meglio che Scarlett Johansson pensi solo ai film.

(02/06/2008)

  • Tracklist
  1. Fawn
  2. Town with No Cheer
  3. Falling Down
  4. Anywhere I Lay My Head
  5. Fannin Street
  6. Song for Jo
  7. Green Grass
  8. I Wish I Was in New Orleans
  9. I Don't Wanna Grow Up
  10. No One Knows I'm Gone
  11. Who Are You


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