Taras Bul’ba (dal titolo della novella di Gogol, ma originariamente noti come W/Out) è un terzetto milanese strumentale che nasce nel ’96. Nel ’99, complice il nuovo chitarrista “AS”, ad affiancare la batteria di “RS” e il basso di “RC”, la band intraprende la carriera maggiore.
Le prime esperienze del trio sono raccolte in due mini-cd, entrambi omonimi. Nel primo (2000) il gruppo mostra una miscela ingenua di post-grunge strumentale e un math-core perlopiù scanzonato (cioè vere e proprie canzoni senza canto), pregna di effetti aerodinamici e caratterizzata da una scrittura a base di cambi di tempo e modulazioni progressive a sorpresa (talvolta abbandonandosi a semplici rock’n’roll scenografici, come per “Nibbio”).
Nel secondo (2003) aumenta il caos e la distorsione, mentre il suono si fa complessivamente sempre più denso. Le evoluzioni stilistiche toccano il dub elettrico (“Urdu”), decostruzioni cerebrali (“Capodoglio”) e esplorazioni del confine tra acid-rock e free jazz (“La festa degli uomini spenti”). Un barlume di notorietà arriva da parte dell’attività live (specie con l’esibizione a ArezzoWave 2003).
Il vertice del complesso è rappresentato dai 15 minuti di “Nodo” (pubblicato nel terzo volume della serie “Po Box 52” di Wallace), un excursus drammatico di collage, di effetti, stili, calligrafie a intreccio, con maelstrom post-Hendrix e oasi catartiche.
“Incisione” (Wallace, 2005) ha messo in luce una maggiore cattiveria a base d’inquietudine (e una teatralità - qui muta - tutta Fugazi-iana), sospinta dagli esperimenti sull’uso della voce filtrata in sottofondo, un feeling quasi jazz-core con suoni stranianti random a rullo, insieme con produzione e post-produzione finalmente sofisticate. In questo agglomerato altamente “post” si distingue soprattutto la multicolore “Imothep”, dagli esiti quasi psichedelici. La missione spirituale della band sembra essere quella di sconvolgere le strutture del noise-rock fino allo sfinimento cerebrale, quasi a rovistarne gli anfratti più putridi.
“Secrets Chimiques”, il primo album vero e proprio, contiene ancora l’ammasso informe Shellac di “Cranioterapia”, un altro dei loro acuti, le sincopi incendiarie di “Toktamis”, la discordante bruma di “Khyber Pass”, le due escursioni metal di “Padiglione Zonda” e “Disformofobico”, e i 7 minuti di progressioni maniacali per power trio alla Minutemen di “Les Chambres Des Enfants”. Tutti pezzi di un plausibile gioco a incastro irrazionale.
Con l’infallibile produzione di Fabio Magistrali, è uno dei più strani conciliaboli del post-hardcore strumentale italiano, con i suoi strappi mostruosi e il suo laido interplay. Quattro anni di gestazione. Contorno: Maurizio Giannotti (masterizzazione), Nigè Caputo (double-bass), Ennio Salvemini (tromba), Madest (moniker di Massimo, primo chitarrista dei tempi dei W/Out, nel cameo elettronico del finale).
(14/01/2009)


