Welcome Wagon

Welcome To The Welcome Wagon

2008 (Asthmatic Kitty) | alt-folk

Sufjan Stevens è un personaggio che è riuscito a costruirsi una reputazione così rilevante che oggi può bastare farsi sponsorizzare da lui per riuscire a ottenere spazio sui mass media specializzati.
Persino un pastore presbiteriano (l’assolutamente sconosciuto Reverendo Vito Aiuto) e la gentile consorte (tale signora Monique) emergono dal marasma discografico dei nostri giorni con un esordio che raccoglie per buona parte folk-song di derivazione religiosa e tradizional-popolare.
A primo acchitto potrebbe sembrare una inutile e soporifera strenna natalizia, ma il dischetto si fa velocemente apprezzare per le modalità attraverso le quali il materiale sacro viene arrangiato e proposto in chiave modernista.

Il signor Stevens si occupa quasi di tutto: registra, produce, arrangia, seleziona, mette a disposizione la propria label, scrive le note di copertina, suona gran parte degli strumenti e partecipa ai cori, tanto che alla fine il disco assume le sembianze di una sua nuova opera, suonando alle nostre orecchie come un qualcosa di estremamente familiare.
Quasi il proseguimento di quell’incredibile progetto attraverso il quale Sufjan voleva realizzare cinquanta dischi, ognuno ispirato/dedicato a ogni Stato dell’Unione, il più recente dei quali resta l’acclamatissimo omaggio all’Illinois.
Ma le influenze riscontrabili sono parecchie altre: si parte dalla ricerca musicale delle radici e si giunge a un risultato finale che lascia posizionare l’esordio dei Welcome Wagon a un ipotetico incrocio fra gli Okkervil River meno festaioli (tanto per fare un esempio di estrema attualità) e il pop riflessivo dei Magic Numbers (l’iniziale “Up On A Mountain” è eloquente in tal senso).
I primi vengono in mente soprattutto per certe organizzazioni dei fiati, mentre i secondi sono associati alle corde vocali di Monique, la quale si avvicenda al microfono con il marito, in alcuni casi incredibilmente prossimo alle modulazioni vocali del Ben Harper più introverso: si ascoltino a tal proposito “He Never Said A Mumblin’ World” e “American Legion”, una delle canzoni meno esplicitamente religiose del lotto.

Vito Aiuto è accreditato come compositore di quasi tutte le musiche, mentre per i testi occasionalmente prende a prestito estratti da salmi o vecchi sermoni; non mancano le tipiche esecuzioni stomp and clap, ed è deliziosa in tal senso “But For You Who Fear My Name”. Ma non pensiate a un disco troppo tranquillo, sonnolento ed ecclesiale; in alcuni casi i ritmi si impennano, come nel caso della contagiosa “Sold! To The Nice Rich Man”, la nostra canzone di Natale 2008, e non manca il ricorso a due cover doc: “Jesus” dei Velvet Underground e “Half A Person” degli Smiths, decisamente la più riuscita delle due.

I Welcome Wagon si iscrivono di diritto a quel ristretto club di coniugi cantanti che nel passato ha raccolto icone del calibro di Johnny Cash e June Carter, Sonny e Cher, Ike e Tina Turner, sino ai più recenti Jack e Meg White dei White Stripes, e magari in futuro potrebbero anche essere in grado di non sfigurare all’interno di questo ricco e variegato elenco.
Un gospel-duo che grazie alla sapiente mano di Stevens riesce a sdoganare nel nuovo millennio le canzoni sacre, arricchendole di arrangiamenti di derivazione bacharachiana e di un gusto pop assolutamente fuori dal comune.
Molto di più che una semplice strenna natalizia.

(24/12/2008)

  • Tracklist
  1. Up On A Mountain
  2. Sold! To The Nice Rich Man
  3. Unless The Lord The House Shall Build
  4. He Never Said A Mumblin’ Word
  5. Hail To The Lord’s Anointed
  6. But For You Who Fear My Name
  7. American Legion
  8. You Made My Day
  9. Half A Person
  10. Jesus
  11. I Am A Stranger
  12. Deep Were His Wounds, And Red
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