Xela

In Bocca Al Lupo

2008 (Type) | dark-ambient

Seguendo una fosca ispirazione che lo ha allontanato sempre più dalle delicate ambientazioni glitch dei suoi esordi, l'inglese John "Xela" Twells giunge con questo suo quarto album al massimo grado possibile di incomunicabilità.

Già due anni fa con il magnifico "The Dead Sea" il nostro aveva dato una svolta radicale al suo sound, introducendo influenze che andavano dall'avanguardia elettro-acustica al drone chitarristico, il tutto però ancora saldamente ancorato a un'idea di racconto musicale ben strutturato. Ma nulla faceva presagire ciò che Xela offre in questo "In Bocca Al Lupo" (il titolo in italiano, omaggio forse al cinema horror nostrano di cui l'artista inglese è fan sfegatato). O meglio, presagi ce ne sono stati nel corso di quest'anno, sotto forma di uscite ultra-limitate, nelle quali Xela iniziava a dilatare a dismisura la durata dei brani, esplorando con ossessione scenari sacri ridotti in fetide rovine. "In Bocca Al Lupo" è però operazione ancora più radicale. Realizzato catturando suoni d'ambiente in chiese e cattedrali cattoliche (Xela ha viaggiato appositamente in Spagna e Italia), alla ricerca dell'essenza stessa di una spiritualità in decadenza, Xela scava ancora più in profondità nel suo suono, laddove non c'è ormai più nulla da trovare, e da ascoltare.

Giù dove si trova la materia stessa del disfacimento, tra costanti e striscianti rumori di fondo, mentre in lontananza risuonano echi di campane che chiamano - invano - a raccolta, in un'atmosfera tanto plumbea e sotterranea. Il senso di abbandono e solitudine offerto da questa micidiale sinfonia del vuoto è tangibile, uno spaesamento lynchiano pervade ogni brusio. D'altronde l'opera era stata pensata inizialmente per una installazione a tema horror. Quello messo in scena da Xela in questo lavoro è un cammino spirituale, un viaggio nell'oblio, nel rimosso, nei ripostigli abbandonati dell'inconscio. Xela non rappresenta la decadenza tramite metafore o allegorie sonore, ne registra invece le tracce indelebili, e invisibili. E orchestra quelle tracce in una sceneggiatura di eventi sonori minimi, polverizzati, dilatati a tal punto che il concetto stesso di "durata" si fa relativo.

Solo all'inizio del quarto e ultimo movimento, dove gli striscianti brusii di fondo si fanno sempre più acidi, finalmente "succede" qualcosa, con l'entrata in scena delle percussioni dell'ospite Jed Bindeman (batterista degli Heavy Winged); è con questa sterminata cerimonia, affine alle più atmosferiche sortite dei SunnO))), che "In Bocca Al Lupo" compie il suo spiritato pellegrinaggio nei limiti estremi di ciò che può essere considerato "musica". Xela sorprende, e sconcerta, con questa che nel suo fascino arcano è un'opera assai più concettuale che musicale, ardua da seguire e assimilare.

(29/12/2008)

  • Tracklist
I. Ut Nos Vivicaret
II. In Deo Salutari Meo
III. In Misericordia
IV. Beatae Immortalitatis
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Recensioni

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(2006 - Type / Wide)
Un inquietante ibrido tra "drone folk" ed elettronica

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