Braaz

So!

2009 (Zach) | jazz

Quartetto proveniente da Vienna, operativo fin dal 2002, i Braaz di Martin Flotzinger (batteria), Marcus Huemer (contrabbasso), Gigi Gratt (chitarra e tromba) e Werner Zangerle (sax tenore) debuttano con “So!” all’insegna di un range stilistico tanto spastico quanto multiforme.

Con la discreta imitazione di Canterbury di “Ori” (poi divelta in un caos scervellato), la marcia a mo’ di danse macabre un po’ Tom Waits un po’ Bregovic di “Tschatschatscha”, la post-fusion dissonante di “Walzenheim”, e la granata di sfogo di “Lö Pünk”, l’ensemble stabilisce i suoi intenti sia tecnici che creativi.
Il bello inizia quando l’opera modula la dinamica in modo drastico, al limite del non-suono. Così “Sphärenhorst” è un pianissimo cacofonico al limite del brusio, quindi virato a una sorta di ambient-jazz funestato da una chitarra informe, e “Zinedane Zidine” è ancor più scuro, rarefatto, ridotto a un ammasso Mahler-iano di palpiti da cerimonia funebre, dal quale si alza appena un lacerto di fraseggio per sax.

Quindi una sfilza d’interludi in formato breve o brevissimo incalza la tensione: dallo scricciolo jive di “Manege A Quatre”, alla nota unica di “Romantique”, alla fanfara di “On Y Va!”, da “Zum Heuschräga” alla non-musica di “Zita”, agli stridori di “Zoat”, alle pernacchie carnascialesche di “Trötenjazz”, dal micro-brano di 9 secondi di “Foan” alla “mareggiata” di “Più mosso”.
Finalmente, l’ultima pillola (“Konferenz Zu Reise”, un’improvvisazione per silenzio e effetti vocali di risatine) crea un senso, aprendo alla megalitica “In 80 Takten Um Die Welt” (17 minuti). Dapprima, gli effetti vocali si moltiplicano (in miagolii, stridori, trombette), ospitando di volta in volta scoppi casuali di volume a mo’ di jazzcore libero; indi l’incubo implode in un dialogo surreale con il silenzio assoluto. Per più di 10 minuti non si odono che microeventi acustici che non portano da nessuna parte (suonati in modo davvero poco ortodosso dai quattro musicisti). Nel finale, solo un pattern amorfo di chitarra riesce a fare da sottofondo per nuove, più dense cacofonie silenti.
“Müsle, Gang Ga Schlofa!” è la catarsi finale, una festa percussiva con eruzioni di chitarra e fiati che si annulla in una nota tenuta Wyatt-iana, per intonare un inno a mo’ di fuga e poi spegnersi piano.

Accompagnato dall’albo gemello “Da”, pubblicato solo in vinile per esplorare nuove lande invisibili di rumore in mezzo piano, il debutto dei quattro austriaci - già collaboratori della Ted Milton’s Blurt e di molti altri collettivi d’improvvisazione - offre un’accezione totalmente ammodernata del concetto di “frammentario”: non solo nella durata e nel tono, ma anche nella dinamica, nei volumi, nei modi di suonare. Nel comportamento strumentale. Sancisce la fine quasi definitiva dei modelli di riferimento statunitensi, la cui gerarchia (spesso dittatoriale) ha spesso tenuto all’oscuro invenzioni rivoluzionarie. Zach Records ne cura anche la distribuzione.

(15/04/2009)

  • Tracklist
  1. Ori
  2. Sphärenhorst
  3. Manege A Quatre
  4. Blusus
  5. Romantique
  6. Walzenheim
  7. Zinedane Zidine
  8. On Y Va!
  9. Tschatschatscha
  10. Zum Heuschräga
  11. Zita
  12. Zoat
  13. Trötenjazz
  14. Foan
  15. Più mosso
  16. Konferenz Zu Reise
  17. In 80 Takten Um Die Welt
  18. Lö Pünk
  19. Müsle, Gang Ga Schlofa!
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