David ┼hlen

We Sprout In Thy Soil

2009 (Compunctio) | songwriter, minimal folk

Scheletri d'edifici sepolti nella polvere, distese desertiche di civiltà inabissatesi e impietosamente riportate alla luce dallo sprezzante ciclo geologico. Paesaggi involontariamente grotteschi di forme sgraziate, in cui si muovono corpuscoli che si ritraggono dalla luce. A rimanere dovrebbe essere solo voce umana, una registrazione in perenne ripetizione, trasportata dal vento... "Arise/ Come, my darling/ My beautiful one/ Come with me/ Arise".
Questo dovrebbe essere lo scenario dipinto dalla sottile voce di David Åhlén, cantautore svedese. E, nel sentire il brusio di fondo accompagnare le dolenti note di "Arise", appunto, la sensazione è quella di scrutare la desolata piana dell'anima stendersi ai propri piedi, immaterialmente sospesi nell'aria sopra queste bizzarrie magrittiane. Tocco del sublime che non persiste a lungo nel resto di "We Sprout In Thy Soil", purtroppo. Ciononostante quello di Åhlén è un tentativo encomiabile, e il suo delicato falsetto à-la Meiburg (Shearwater) suona elegante ed evocativo. Non si può negare che su di esso si basi, nel bene e nel male, tutta la sostanza del disco: è anche con coraggio che David non si appoggia quasi mai a supporti strumentali di rilievo, come se, appunto, nello scenario di post-apocalisse interiore, rimanesse soltanto la sua testimonianza di civiltà. Il che ricorda, in qualche modo, i compatrioti Wildbirds & Peacedrums ("Altar").

Il cantautorato di David Åhlén è quello di un Tim Buckley ancora più scarno ("Fountain Of Light"), o di un Nick Drake ancora più maledetto ("Spirit Fall"). Il limite del Nostro è però quello di rimanere incastonato, a differenza di questi grandi artisti, in un suo canone espressivo sicuramente affascinante, ma a tratti pericolosamente involuto, impossibilitato a muoversi di un millimetro dal suo territorio di caccia. Una rigidezza che non ha a che vedere con lo scarso accompagnamento in senso stretto: i momenti migliori sembrano infatti le ballate in solitaria (si veda la tripletta che va da "Arise" a "Rose Of Sharon"). Gli unici momenti in cui pare intravedere la sterzata, il tentativo di uscire dal bozzolo, paiono schizzi interrotti, come escursioni in territori sconosciuti (la coda di "Spirit Fall" e la pur suadente "Stir Our Hearts"). "Ocean" ricorda invece una riproposizione del connubio tra Antony e Current 93 (da "Black Ships Ate The Sky"): la già citata staticità nordica porta a un pezzo che stenta a scalfire, se non a provocare una breccia emotiva.

Ci sarà tempo e modo per David Åhlén per esplorare, assaggiare, respirare nuova aria. Intanto ci godiamo (a piccole dosi) il profumo intenso della sua voce, la superficie malleabile ma immota di "We Sprout In Thy Soil": il suo canto di strazio e liberazione accompagnerà molte giornate di grigio torpore

(26/10/2009)



  • Tracklist
  1. Spirit Fall
  2. Fountain of Light
  3. Arise
  4. Protective Leaves
  5. Rose of Sharon
  6. Altar
  7. Stir Our Hearts
  8. Ocean
  9. Whisper His Name
  10. We Sprout in Thy Soil

 

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