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Motorsleep

2009 (Alien8) | dark-ambient, drone music

La carriera di Martin Dumais, canadese nativo di Montreal, appare costantemente proiettata a una sorta di spazializzazione delle sonorità hard-gotiche. Il suo drone metal comincia a farsi sentire, sebbene in modo ancora timido, in “Mule”, nel doppio cd “Whitehorse/Blackhorse”, nella collaborazione con Allseits (l’organista tedesca Nina Kernicke) e specialmente in “Multigone”. In “Motorsleep”, suo primo vertice artistico, il raffinamento del verbo Earth arriva a livelli terminali.

La prima parte (che comprende i primi sei brani) è una sterminata parata di luoghi putrescenti che conservano uno strano alone di solennità. Inizia la title track, con richiami lontanissimi, atmosferici, fluttuanti. Dopo altri 3 minuti d’inerzia brumosa si alza una fascia indefinita (il “contrappunto armonico” del caso) ricolma di stridori, un pattern invisibile che in “Protection” si fa distorsione sognante di fuzz e procede per ondate cosmiche. Si fa sentire un rombo di chitarra, un riff abortito alla Khanate, che prende sempre più forma fino a entrare in risonanza con la marea, dandole paurosa amplificazione e pause drammatiche.

“Erxot” tramuta quelle onde in radiazione psichedelica minimale, aumentando ancora l’enfasi drammatica; una nuova landa di suono esaspera il tutto fino a un caos celestiale degno di Keith Fullerton Whitman, sempre più forte fino a un fade out di echi rimbombanti. “With Bows Bent”, il fulcro di quest’omelia post-catastrofica, accumula droni eterei senza meta, e oscura l’atmosfera con una colata lavica a più fasi, tanto polifonica quanto Wagner-iana. L’atmosfera si fa quindi gotica a pieno titolo (“Unworlds”, l’altro picco dell’album), sgretolandosi in ultrasuoni a varia altezza; la distorsione sludge finalmente implode su sé stessa, dandosi a radiazioni dissonanti. In “Tongueless Vigils” si odono palpiti ambientali più caldi rispetto alle parti precedenti, ma vagiti post-industriali squarciano il silenzio fino a dilaniarlo poco a poco.

La seconda parte (composta di “Neiges” e “Then Spring” in successione) è l’appendice di questa maratona, e - insieme - la risoluzione del viaggio. “Neiges” dissotterra un’armonia crepitante che assomiglia a un’alba, ma che subito diventa instabile. Infine, “Then Spring”, l’apice spirituale dell’opera, è ciò che recita il titolo: attraverso una stratificazione di suoni che ribolliscono e salgono lentamente, l’armonia s’impreziosisce e trionfa cosmica in un “adagio” Tangerine Dream di chiusa, a sancire il passaggio dalla tenebra al risveglio.

Tesi salda incline all’interpretazione colta. Sta al resto del clima musicale rock come l’ultimo, più sofferente, requiem dell’ambiente e per l’ambiente, e alla produzione di drone music come un possibile sunto maestoso. Rispetto alla produzione di Dumais, questo è il suo disco più impegnativo, con una cura di montaggio e una fascinazione scenografica di sapiente cesellatura. L’ingegneristica di James Plotkin è un di più che spesso intorpidisce con enfasi ridondante; il filo spinato di chitarra di “With Bows Bent”, a cura di / de.i.te / (Julie Leblanc, altra dronista francese d’ispirazione multimediale) vale da solo il prezzo del biglietto. Socan è una label virtuale di autoproduzioni di cui è titolare Dumais.

(06/04/2009)

  • Tracklist
  1. Motorsleep
  2. Protection
  3. Erzot
  4. With Bows Bent
  5. Unworlds
  6. Tongueless Vigils
  7. Neiges
  8. Then Spring
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