Beak>

Beak>

2009 (Invada) | kraut-rock, dark-wave

Bristol, 5 gennaio 2009: Geoff Barrow è seduto in un angolo dei suoi SOA Studios, perfettamente immobile. Il suo sguardo è apparentemente spento, mentre dal volto è intuibile un accenno di sorriso, rivolto esclusivamente alle amatissime pelli. L'amico Billy Fuller (Fuzz Against Junk) è al suo fianco, pronto ad attaccare la spina. Piano piano, cominciano ad agitarsi le corde di un basso suonato come un metronomo svizzero, seguito da un lamento cavernoso, incombente nel suo fluire malsano. Alla destra della mente dei Portishead, giace un esitante Matt Williams, intento a scaldare i tasti di una tastiera destinata di lì a poco a effettuare il più classico dei giri armonici in scia cosmica. Pochi attimi, e il buon Geoff afferra bacchette e trio riesumando un beat-motorik alla stregua dell'indimenticato maestro Klaus Dinger. È il preludio di "Backwell", brano introduttivo di "Beak>", album registrato e ideato in soli dodici giorni e in rigorosissima presa diretta, privo di sovraincisioni e laccate produttive.

La triade capeggiata dal genio di Bristol è tutti gli effetti una strana creatura, un mostro a tre teste apparso in un futuro malconcio, giunto dal passato per ricordare ai nuovi nerd (e non solo) a cosa siano valsi dieci anni di kraut-rock e new wave alienata. Non che ne sentissimo particolarmente l'urgenza, ma se per un attimo scaraventassimo nel dimenticatoio quel maledetto almanacco musicofilo, e con esso tutti i dovuti parallelismi di turno, le dodici tracce in questione potrebbero seriamente entusiasmarci, (ri)conducendoci degnamente laddove il tempo sembrerebbe essersi fermato.

L'atmosfera che si respira in "BEAK>" è tanto cupa quanto ossessiva. Nella danza czukayana di "Pill" non c'è assolutamente verso di uscire da un tunnel di piroette malate al synth e cadenze ritmiche allucinate, dense d'oppio teutonico e intersezioni kraut. In perfetta contrapposizione, "Ham Greem" avanza pachidermica, sospinta dalle lagne confuse di Fuller e dai vagiti maldestri delle tastiere di Williams. Poi, tutto d'un tratto, sembra quasi materializzarsi la fine dell'oscuro cunicolo. Un miraggio celeste di estenuanti saliscendi e arpeggi angelici illumina il contorno d'ombra di "Battery Point". Nell'album, non mancano momenti di puro scazzo strumentale, tesi ad alleggerire i toni, mostrati sia nel ping pong percussivo di "Ears Have Ears", sia nel battito assillante, zigzagato di "Iron Acton". Così come risulta fin troppo elementare la mutazione industriale in feedback di "Barrow Gurney". Il cielo torna a dipingersi di nero e l'aria ad appesantirsi di spettri solo in "The Cornubia" e nel frastuono depresso di "Dundry Hill", prima che un'insolita irregolarità sintetica spenga definitivamente i riflettori e le luci in sala ("Flax Bourton").

È il 17 gennaio del 2009 e i BEAK> si accingono ad abbandonare provvisoriamente l'amata Bristol. Da quel giorno, il trio non ha mai smesso di bussare alle porte di chi è disposto a condividere un'esperienza retroattiva a suo modo unica.
Aprite i vostri cancelli senza troppe allusioni.

(17/12/2009)

  • Tracklist
  1. Backwell
  2. Pill
  3. Ham Green
  4. I Know
  5. Battery Point
  6. Iron Action
  7. Ears Have Ears
  8. Blagdon Lake
  9. Barrow Gurney
  10. The Cornubia
  11. Dundry Hill
  12. Flax Bourton
Beak> su OndaRock
Recensioni

BEAK>

>>>

(2018 - Invada)
La creatura di Geoff Barrow verso una dimensione artistica più solida e compiuta

BEAK>

>>

(2012 - Invada)
Il ritorno del supergruppo capitanato da Geoff Barrow a tre anni dall'omonimo debutto

Beak> on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.