Britney Spears

The Singles Collection

2009 (Jive) | dance-pop

Non ho mai nutrito troppa simpatia per il personaggio Britney Spears, per quell'essere suo malgrado simbolo di un'America perbenista ma sotto sotto violenta, dura, "pornografica" come i concorsi di bellezza per bambine a cui probabilmente da piccola partecipò prima di approdare in tv. Eppure vedere questa sua ultima raccolta sugli scaffali di Walmart, col suo artwork degno di una confezione di profumo per ragazzine, me l'ha fatto apparire il souvenir ideale per avere uno spaccato di recente cultura pop americana.

Le tante foto mostrate all'interno della copertina sono quelle tratte dai suoi vari videoclip e mostrano come in dieci anni l'immagine da lei proposta, quella di bionda lolita sexy, non sia mai cambiata molto e sia diventata, al massimo, più provocante col tempo e l'età; il booklet poi è un continuo citare i piazzamenti su Billboard di ogni pezzo proposto, i milioni di album e di singoli venduti, i dischi d'oro e platino conquistati per il mondo.

Insomma col suo secondo greatest hits (a cinque anni dal primo e con solo due nuovi dischi in mezzo) la sua casa discografica sembra sottolineare insistentemente come la Spears sia ancora la gallina dalle uova d'oro, la popstar numero uno al mondo, la rassicurante ma pruriginosa fidanzatina d'America; poco importa se in realtà, anche nelle radio statunitensi, le varie Lady Gaga, Rihanna e Miley Cyrus le stanno rubando sempre più la scena e che, dopo la famosa crisi di nervi, il suo pur consistente successo appare sempre più provvisorio - un colosso dai piedi d'argilla.
Perché il dubbio, dopo dieci anni, rimane lo stesso: per quanto tempo ancora la Jive Records sarà disposta a investire milioni su di lei (e non su altre più fresche), ad acquistare canzoni preconfezionate per una ragazza che non ha il benché minimo controllo sulla sua musica (dei 17 grandi successi proposti solo 2 sono co-firmati da lei), che non canta mai dal vivo (pochi giorni fa in Australia ci sono state addirittura accese polemiche per un concerto interamente in playback) e che, quando non ansima, ha una voce talmente monocorde e nasale che potrebbe essere tranquillamente sostituita da quelle digitali dei navigatori satellitari?

Dietro queste 17 hit potrebbe esserci una qualsiasi ragazza americana di media bellezza, di poca personalità e discutibile talento: il risultato non cambierebbe molto. Rimarrebbe comunque una manciata di canzoni che nel bene e nel male hanno costituito un di paradigma del pop americano d'alta classifica dell'ultimo decennio.
Ed è quasi interessante ripercorrere quindi in ordine cronologico l'evoluzione/involuzione della "sua" proposta: evoluzione perché dagli arrangiamenti tronfi e plastificati di Max Martin agli esordi, sempre piuttosto infantili ("...Baby One More Time" e "Oops!... I Did It Again"), si è passati prima ai beat ipnotici e ad alto tasso erotico dei Neptunes ("I'm A Slave 4 U" e "Boys") e poi a quelli più complessi e distorti di maghi della produzione come Bloodshy & Avant (gli archi mediorientali di "Toxic" e lo spericolato collage sonoro/vocale di "Piece Of Me") per poi ritornare a un rinnovato Martin in veste più electro ma non altrettanto adulta (l'inedito "3" e "If U Seek Amy"). Involuzione perché se i suoi primi singoli erano dei pezzi orecchiabilissimi, con delle melodie ben congegnate con lo scopo di conquistare le radio di tutto il mondo, col passare del tempo i suoi brani sono apparsi sempre più destrutturati, con semi-melodie abbozzate e a completo servizio del beat più modaiolo ("Radar" e "Piece Of Me" sono l'esempio più lampante, ma si veda anche la ripetitività di "Gimme More" e "Womanizer"). Molto meglio queste ultime prove comunque, anzi la seconda parte della raccolta è senza dubbio quella più appagante e impressionante come sequenza di "pezzi forti". Anche se, più che altro, sembra di ascoltare belle prove tecniche di sound del produttore di turno piuttosto che una raccolta di vere canzoni. 

Solo un paio di brani potevano essere evitati: la leziosa e adolescenziale "Born To Make You Happy" e la svenevolissima "Everytime" (uno dei due brani che portano la sua firma, l'altro è il non proprio memorabile duetto con Madonna "Me Against The Music"), brano a cui dev'essere particolarmente legata visto che è l'unico a venir proposto dal vivo nel suo ultimo tour.

Difficile far pronostici sul suo futuro e immaginare quali e quante di queste canzoni saranno in grado di sopravvivere a un'eventuale fine commerciale della loro titolare. In attesa di risposte, "The Singles Collection" è comunque un interessante bignamino su uno dei personaggi più popolari, costruiti e manipolati di sempre all'interno dello showbiz.

Grazie a Giampiero Cingolani per l'assist virgolettato in apertura.

(03/12/2009)



  • Tracklist
  1. 3
  2. ...Baby One More Time
  3. (You Drive Me) Crazy (The Stop Remix)
  4. Born To Make You Happy
  5. Oops!... I Did It Again
  6. Stronger
  7. I'm a Slave 4 U
  8. Boys (The Co-Ed remix feat. Pharrell Williams)
  9. Me Against The Music (feat. Madonna)
  10. Toxic
  11. Everytime
  12. Gimme More
  13. Piece Of Me
  14. Womanizer
  15. Circus
  16. If U Seek Amy
  17. Radar
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