Tom Brosseau

Posthumous Success

2009 (FatCat/ Audioglobe) | songwriter

In questo suo nuovo album Tom Brosseau, cantautore originario del Nord Dakota, abbandona gli scenari delle sue uscite precedenti, imponendo un deciso scarto in direzione rock alla sua musica. Vengono così meno quelle intime atmosfere da coffee house dei dischi passati, quel camminare in punta di piedi in una folk music che pareva arrivare veramente da un altro tempo, quel centellinare i suoni in modo da farli riecheggiare nel più espressivo dei modi. Prodotto e registrato in parte a New York col contributo di Adam Pierce dei Mice Parade, e in parte a Portland, Oregon con Ethan Rose, “Posthumous Success” è invece un album molto più suonato, melodicamente più definito e maggiormente propenso a un approccio alla canzone, in qualche modo, un po’ più convenzionale.
Aveva probabilmente voglia di cambiare e sperimentare cose nuove, Tom Brosseau, il risultato convince però fino a un certo punto. Soprattutto in un disco molto, molto bello come “Cavalier”, il suo precedente, Brosseau era riuscito a costruirsi un suono assai peculiare, affascinante, filmico direi, tanto era il suo potere suggestivo. Qui per forza di cose, ricominciando da zero (o quasi), non tutto funziona al 100% e in diversi frangenti si denota la mancanza di una migliore messa a fuoco, finendo col far passare l’album per il classico disco di transizione, interessante magari, ma bisognoso di qualche correzione di rotta.

Molto convincenti, ad esempio, dei bei mid-tempo rock capaci di offrire un certo dinamismo ritmico, belle melodie e un lavoro più che soddisfacente sulle chitarre: parlo di brani come “Been True”, l’ottima “Big Time”, “New Heights”, l’assai affascinante “Wishbone Medallion”. Di tanto in tanto la scaletta è inframezzata da pezzi strumentali, a volte retti solo da chitarre tintinnanti (“Youth Decay”, “Chandler”), altri strumentalmente più ricchi e capaci di calarci in fascinose ambientazioni agresti (“Boothill”, “Miss Lucy”). Tra le cose riuscite a metà ci sono invece tracce come “You Don’t Know My Friends”, piuttosto confusa e pasticciata, con un big drum sound e un gran sfrigolare di piatti, un poco convinto (e convincente) talking loureediano intitolato “Drumroll” e la discreta, ma comunque a corrente alternata, “Axe & Stump”. E’ in brani così che viene fuori maggiormente una scarsa confidenza con certe sonorità, il non avere ancora in mente quale debba essere la propria voce all’interno del variegato panorama del cantautorato rock.

Un discorso a parte se lo meritano i pezzi che, simbolicamente, aprono e chiudono il disco: in realtà si tratta dello stesso brano, “Favourite Colour Blue”, ma le due versioni qui presenti sono così diverse che si potrebbe non accorgersene. Quella che apre è completamente acustica, voce e chitarra, col consueto, mesmerico falsetto di Brosseau a campeggiare su una base folk-blues, ed è il pezzo che più si ricollega alle sue passate esperienze. La “Favourite Colour Blue” che chiude, probabilmente il momento migliore del disco, ha invece dalla sua una gran definitezza melodica e un arrangiamento ben più denso, con una produzione molto Daniel Lanois, un synth a riempire e una certa tensione dylaniana: mi piace pensare che sia stata messa lì come preludio alle cose che verranno.

(12/05/2009)

  • Tracklist
  1. Favourite Colour Blue
  2. Been True
  3. Big Time
  4. Boothill
  5. You Don't Know My Friends
  6. New Heights
  7. Youth Decay
  8. Drumroll
  9. Miss Lucy
  10. Axe & Stump
  11. Chandler
  12. Wishbone Medallion
  13. Favourite Colour Blue
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