Elvis Costello

Secret, Profane & Sugarcane

2009 (4 records) | country-folk

In piena folgorazione punk-new wave, disse che il punk finiva sulle strade di Hank Williams. Aveva ragione. Nashville è sempre stata un “buen ritiro”, un refugium blasonato per tutti gli eccentrici, se non proprio peccatori, della grande musica. Dopo anni divorati a esacerbare stili e trame musicali, Elvis Costello, il gentleman dalle molte vite, ritrova il passaggio a Sud, quello del country del mais e dei balli sull’aia. Già in piena new wave l’artista londinese ne aveva disegnato i limiti con “Almost Blue” (‘81) e “King Of America” (’86), e ora nel nuovissimo “Secret, Profane & Sugarcane”, ci appende il cappello e si toglie gli stivali, e liquidando la parolina magica “alt-country” tanto in voga, Costello scava nei ricordi degli amici di ieri e di sempre, recuperando le radici e quel filo che legava la sua Londra giovanile alle magnolie sempre in fiore sull’asse New Orleans-Mississippi-Clarksdale.

Prodotto da T Bone Burnett, il disco ha tutta la fragranza radiofonica degli anni 40/50 di provincia americana, un “Radio Days” alleniano in cui partecipano a duettare due voci del country stars & stripes, che si frappongono all’indimenticabile aroma di Johnny Cash che pervade ogni angolo. Con lo stesso T Bone alla chitarra Kay 161, insieme a Mike Compton (mandolino), Jerry Douglas (dobro), Jeff Taylor (fisarmonica), Stuart Duncan (banjo e violino), Dennis Crouch (basso) e Jim Lauderdale alle secondi voci, e senza alcuna batteria, Costello imbraccia la sua Gibson J-50 e un pezzo di storia, un tassello di “Americana” si ricompone in tutto il suo dolente “old spirit” tra west e Jack Daniel’s Old Since.
Infatuato da una storia dell’Ottocento - letta per caso - di una cantante lirica svedese, Jenny Lind amante dell’impresario americano P.T.Barnum (quello del circo), Costello ne ripercorre le trame e gli orditi portandone le vicissitudini a scoprire le analogie, pregi e virtù dell’America del tempo old-country (“Red Cotton”, “How Deep Is The Red?”, “She Handed Me A Mirror”, “She Was No Good”), e da qui si snoda il percorso di uno dei dischi più belli di questo 2009.

Tutto intorno è un susseguirsi di alta poetica di ballate, country-swing, square dance, walzerotti e quant’altro si rivolti nei cassetti del tempo che fu, odoranti di sogni e fieno. Spiccano la ballad field cantata con Emmylou Harris (“The Crooked Line”) e “I Felt The Chill Before The Winter Came, in coppia con Loretta Lynn, oltre a una cover di un pezzo di Bing Crosby (“Changing Partners”) e all’omaggio al Man In Black Johnny Cash (“Complicated Shadows”). 

Un ritorno a “prima vita”, questo del cinquantacinquenne Costello, che si pregia di vecchio stile “predicato” da modern american. Si aveva sete di nuovo, e lui disseta con la diversità stagionata del suono rappacificante della “frontiera”, che una volta oltrepassata dentro fino al collo, offre un paesaggio di grandi canzoni. Alcune resteranno un culto per pochi, altre , forse solo per buoni, ma la sicurezza di “piste battute” non ci farà mai smarrire la strada di casa.

(27/06/2009)

  • Tracklist
  1. Down among the wines and spirits
  2. Complicated shadows
  3. I felt the chill before the winter came
  4. My all time doll
  5. Hidden shame
  6. She handed me a mirror
  7. I dreamed of my old lover
  8. How deep is the red
  9. She was no good
  10. Sulphur to Sugarcane
  11. Red cotton
  12. The crooked line
  13. Changing partners
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