Daniel Johnston

Is And Always Was

2009 (Eternal Yip Eye) | songwriter, rock

Sei anni sono un periodo di tempo incommensurabilmente lungo, se si è nella testa di Daniel Johnston. Una mente fervida e disturbata, che non rinuncia a scrutare il mondo dal suo spioncino, offuscato da manie e compulsioni. Questo è il tempo che è trascorso da "Fear Yourself", momento della sua consacrazione internazionale e commerciale.
Eppure in "Is And Always Was" pare avverarsi il sogno di Daniel, rockstar fragile e sgangherata: una band lo segue al completo, grandiosa e scanzonata, gli ultimi Wilco in compagnia di un Tweedy ingrassato e auto-ironico. Attenzione, però: l'intento di Johnston non è parodistico, come a imbastire un'operetta freak in cui egli stesso partecipa da protagonista, mettendo alla berlina sé stesso e il mondo della musica che lo circonda. E' molto semplice: non c'è niente di più, nel disco, se non la pulsione a essere ciò che "si è e si è sempre stati". Loser sul serio, e non per posa, ma non per questo sconfitto.

Fedele al suo stile e al suo modo di essere, Daniel Johnston anima intorno a sé il suo pantheon di figure più o meno mitologiche, da George Harrison a Syd Barrett, ad accompagnarlo nella scrittura e nell'esecuzione di un disco decisamente lineare, nella sua immediatezza pop. Spiccano in questo senso la cavalcata al pianoforte di "Without You", spavalda dichiarazione di (in)dipendenza, e la sbarazzina "Fake Records Of Rock'n Roll", accesa dall'interpretazione nel contempo lucida e istrionica di Daniel. Mettiamoci anche, all'occorrenza, la scampagnata countrydi "Queenie The Doggie", e abbiamo a disposizione una colonna sonora ideale per l'idillio "indipendente" di Daniel, che irride convenzioni e routine di paese.
Ci mette molto del suo la produzione di Jason Falkner (Beck, Air e Paul Mc Cartney) nel colorare un album a volte un po' vacuo dal punto di vista compositivo, tanto che il Nostro pare occasionalmente arrancare per "tenere" il filo di pezzi anche troppo "arrangiati". Si veda ad esempio gli elaborati ricami che sottendono alla già intrinsecamente complessa "Freedom". Ben più azzeccata la pulizia del pop anni 70 di "High Horse", un recupero filologico che suona, al tempo stesso, fresco e spensierato come se quei trent'anni non fossero mai passati.

"Is And Always Was", dopo un inizio scoppiettante e luminoso, si fa poi progressivamente più imprendibile e oscuro, come se si fosse giunti a un imprevedibile vicolo cieco nei meandri cerebrali di Johnston. Si vaga per le ossessioni psichedeliche, borgesiane di "Lost In My Infinite Memory" e i deliri sottilmente post-punk della title track, dal tono di allucinata predicazione. Pare che l'incanto si sia improvvisamente spezzato, come in una favola di Walt Disney... Si finisce, però, con maggiore sicurezza, con la ballata glam di "Light Of Day", che suona di faticosa riemersione da una delle sue ricadute: del resto, niente è scontato, quando si è Daniel Johnston, niente è prevedibile.

(11/01/2010)



  • Tracklist
1. Mind Movies
2. Fake Records of Rock and Roll
3. Queenie the Doggie
4. High Horse
5. Without You
6. I Had Lost My Mind
7. Freedom
8. Tears
9. Is and Always Was
10. Lost in My Infinite Memory
11. Light of Day
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