Devocka

Perché sorridere!?

2009 (Nagual Records) | noise, punk

Rabbia in Val Padana. Suona come uno spaventoso, ma calzante, avvertimento per chi si avvicina all’ascolto del secondo album dei ferraresi Devocka, dopo l’esordio del 2006 con “Non sento quasi più”. Di acqua ne è passata sotto i ponti da allora e quella che ci appare di fronte oggi è una band più matura, sicura di sé, con alle spalle tante esperienze e un rodaggio in giro per tutta l’Italia. Epurato dalle devianze melodiche del disco precedente (“Marzo” e “Dormidormidormi” non erano tra gli episodi più memorabili), “Perché sorridere!?” è un concentrato di alienazione, rabbia, paranoia, energia. Il sound è più caotico, squilibrato (non a caso la maggior parte dei pezzi sono mixati da una mano esperta come quella di Giulio Favero di One Dimensional Man e Il Teatro degli orrori), e quindi maggiormente coerente rispetto al precedente sforzo dei quattro componenti del gruppo.

Fabio Igor Tosi si aggira come un cinico spettro tra le undici tracce del disco, sussurrando come Emidio Clementi nella semi acustica “Piero”, caso clinico di un borghesuccio “che riposa dolcemente nei suoi buoni propositi…”, che pare uscito dalla galleria di mostri di Bret Easton Ellis, per poi esplodere in urla rabbiose nella follia non sense della title track (“se penso a cosa c’è sotto poi io non mi sento bene”). Un possente riff di basso a metà via tra Rage Against The Machine e Faith No More guida l’incedere soffocante di “Medved”, mentre il Tosi si contorce, novello Umberto Palazzo, “il cielo non è sazio abbastanza!”.
La prima parte del disco non sbaglia una virgola, poi qualcosina si inceppa: se “Pane”, uno degli episodi più romantici del lotto, con il suo lungo finale ambizioso, epico, quasi psichedelico, è il classico passo più lungo della gamba, la tenebrosa “Software” sfiora il compiacimento, e “Lab” è ancora una volta incerta tra aperture pop e noise (mentre invece la chimica tra le due anime della band funziona alla perfezione in “Umor vitreo”).

La crescita del quartetto è rintracciabile, tuttavia, nelle sofisticate atmosfere, quasi cinematografiche (il richiamo a Kubrick e al suo “Arancia Meccanica” è ovvio, ma c’è di più) di cui sono cariche altre canzoni: il crescendo drammatico di “Altre 100 volte”, il ritmo concitato di “Corri”, simile a quello di una fuga, la cui frase chiave (“fino a qui tutto bene”) richiama “L’odio”, bellissimo film di Mathieu Kassovitz, o ancora, il tappeto sonoro rarefatto e sognante (perfette chitarre di Matteo Guandalini) di “Ventre”. “Perché sorridere!?” non soltanto traghetta i Devocka verso una maggiore  maturità stilistica, ma li conferma come una delle realtà più interessanti del panorama indie italiano.

(11/06/2009)

  • Tracklist
  1. Piero
  2. Corri
  3. Umor vitreo
  4. Perchè sorridere!? 
  5. Ventre
  6. Pane
  7. Medved
  8. Altre 100 volte
  9. Lab
  10. Software
  11. Reazione/Azione
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