DM Stith

Heavy Ghost

2009 (Asthmatic Kitty) | avant-rock, songwriter

David Michael Stith, nato e cresciuto nella contea di New York ma ora traslocato a Brooklyn, è un obliquo cantastorie proveniente da una famiglia di musicisti. Quell’ambiente fertile gli ha permesso di sperimentare nelle sue prime canzoni a base di folktronica, poi raccolte in “Ichabod And Apple” (2005). Shara Worden, il nome che sta dietro a My Brightest Diamond, lo ha quindi incoraggiato a comporre le canzoni per “Curtain Speech” (2008), Ep di debutto per Asthmatic Kitty; ma la sua vera rivelazione è “Heavy Ghost”, il suo primo album lungo.

In questo eclettico ciclo di canzoni, in cui tutto rimanda al tema della fantasmagoria, non esiste un semplice concept, quanto piuttosto una sorta di “mood concettuale”; gli arrangiamenti, senza più costrizioni, debordano in un plausibile post-espressionismo. L’intento è chiaro fin dall’introduzione di “Isaac's Song”, che prende l’abbrivio da un piano degno di un adagio di Rachmaninoff, per poi farsi palcoscenico di mareggiate vocali (da mormorii, a grida, a ululati) sotto l’influsso di un ticchettio scandito. Lo stesso vale per episodi eccentrici come “Fire Of Birds”, in cui lo spettro del Nick Drake di “River Man” è affogato letteralmente in accompagnamenti sinfonici discontinui.

Dalla sua voce, monoespressiva e eterea, bassa e sfuggente, al flipper di registri e umori (burlesco, affabile, apocalittico), il disco si muove tra invenzione e invenzione attraverso snodi difficili e l’uso di una produzione talvolta prossima alla non-musica. “Thanksgiving Moon” si basa su palpiti misteriosi sullo fondo, a dar luogo a apparizioni random di xilofoni, fanfare e fiati: il tutto ha un che di tragico e di sottaciuto allo stesso tempo. Le due elegie per piano (“GMS” e “BMB”) spostano ancora la demarcazione stilistica: in “GMS”, semi-strumentale, le voci confuse non danno il senso di caos che arriva a dare il mulinar di corde di lì a breve, mentre in “BMB”, armonicamente sospesa à la Antony, ci sono fantasmi di orchestrazione che appaiono e scompaiono fino a un crescendo psicotico che annulla il piano.
“Spirit Parade”, con cori fantasma, è una sorta di remix Idm della musica tzigana (ancor più rumoroso), mentre in “Creekmouth” Stith bisbiglia quasi distratto sopra un battito sinistro da rituale voodoo.

Le canzoni, che assonano e dissonano una con l’altra, più che vere e proprie canzoni sono sofisticati assemblati digitali basati sul processo di studio, pur con un occhio di riguardo alla contemporaneità dell’estetica weird-rock (da Animal Collective a Safety Scissors, da Four Tet a Black Dice).

“Pity Dance”, uno dei punti alti dell’opera, accorda strimpellio alla Barrett e effetti da circo, voce alticcia prossima al delirio e crescendo dissonante con percussione tribale, per cavarne una serenata massimalista. “Pigs”, altro portento, è ancor più subdola, quasi una lezione di scomposizione del pre-war blues-folk (al di là delle convenzioni della folktronica), con tanto di cori sibillini a ondeggiare per tutto il brano.
Il processo digitale permette a Stith di modellare la forma-canzone e la sua confezione come fosse un compositore colto alle prese con un poema elettronico. In “Morning Glory Cloud” un nuovo strimpellio in forma di saltarello diventa marcia per piano e tonfi metallici, mentre la voce si trasfigura a falsetto sovrumano Tim Buckley-iano, ma il recital di “Braid Of Voices” fa persino il paio con “riflessi” timbrici di piano e refrain “corale” funestato da eventi alieni. La sottigliezza delle soluzioni dell'autore richiama persino la follia immaginaria di Wyatt e le composizioni libere a collage dell’era pre-psichedelica.

D’altronde la musica di Stith (supportata dal padrino Stevens) sembra all’insegna di un’indeterminatezza radicale di generi e di notazione, il cui virtuosismo inventivo può anche irritare, ma che ha una dimensione irreale che ancora saldamente intenzioni di profondità epigrammatica. Nemmeno si possono negare influenze a tutto tondo, senza distinzioni o senza gerarchie. La voce è funzionale al discorso, l’arrangiamento ha un misterioso carisma, sebbene qua e là sia colto in una nudità impietosa. Solo un dubbio: Stith è un cantautore che disprezza il suo habitat o un esiliato che reinventa il suo canzoniere in terra straniera?

(23/02/2009)

  • Tracklist
  1. Isaac's Song
  2. Pity Dance
  3. Creekmouth
  4. Pigs
  5. Spirit Parade
  6. BMB
  7. Thanksgiving Moon
  8. Fire Of Birds
  9. Morning Glory Cloud
  10. GMS
  11. Braid Of Voices
  12. Wig
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