John Foxx & Robin Guthrie

Mirrorball

2009 (Metamatic / Universal) | dream ambient-pop

Ci sono anime che si spingono oltre i propri umani confini alla ricerca della verità, in un viaggio interiore fatto di meditazione e silenzio. Alcune di queste ricevono il dono della comunicazione artistica con cui dar voce allo spirito fissando nei suoni, o nelle immagini, le contemplazioni più recondite.

Chi ha a cuore la vicenda artistica di John Foxx sa bene che, all'interno della sua eterogeneità, oggi convivono in parallelo sia l'istanza techno-pop, sia una sorta di propensione mistica, quest'ultima immortalata nella saga multimediale di "Cathedral Oceans". Un misticismo vissuto da una prospettiva che nulla ha a che vedere con la religione comunemente intesa, e molto con un'aspirazione al sacro che supera il credo e i dogmi imposti dall'uomo.
Non molto dissimile, per quanto proveniente da altre vie, è stato l'approdo di Robin Guthrie. Da inventore del dream-pop coi Cocteau Twins, evocativamente esoterici almeno quanto il Foxx di "The Garden", egli ha via via ripiegato nell'etereo intimismo strumentale dei suoi lavori solisti. Crocevia di quest'incontro è il maestro americano dell'ambient Harold Budd, con cui i due, in tempi diversi, han collaborato, e la cui scintilla di genio innegabilmente luccica tra i riflessi cangianti di "Mirrorball".

Se dovessimo cercare dei limiti nei precedenti approcci filoambientali dei due, li troveremmo nell'ermetica autoreferenzialità di un individualismo che poco si cura degli impatti dell'opera sul pubblico, cui spetta il compito non sempre agevole di decifrarla. Non sappiamo se il miracolo di questo disco si compia per una comune esigenza d'attenzione verso l'ascoltatore, oppure per la necessità di tradursi reciprocamente i codici, fatto sta che Foxx e Guthrie si smarcano dalle singole intuizioni per metterle al servizio di un'alchimia del tutto nuova e seducente. Quasi che, nel reiterarsi, le due espressioni trovino infine risposta l'una nell'altra.

Così balena da subito imprevisto l'ergersi della voce di John, trasfigurata ed estatica, sul tappeto di chitarre remotissime della title track. Misurata e atemporale preghiera pagana che turba ed eleva per scivolare nel ristoro conciliatore di "My Life As An Echo", il landscape strumentale che rivendica già nel titolo una profondità lineare e cristallina. Stiamo navigando nel mare sconfinato del dream-pop di cui Robin è maestro e mentore, tanto da accompagnare, stavolta più defilato, le mirabili tessiture vocali foxxiane che in "The Perfect Line" risuonano come i moniti di un eremita sussurante da un'altra dimensione.

Di chiara matrice gregoriana si sviluppano le trame di "Spectroscope", la voce come strumento, il vocoder come testa di ponte verso un futuribile monastico raccoglimento che rompe il silenzio in "Estrellita", apoteosi e cenobio definitivo. I Cocteau Twins che suonano in "The Garden", l'anima di Liz Frazer intrappolata nell'ugola di un umanoide dal cuore nobile per un brano da tramandare a futura memoria.
Se "Luminous" segna lo sporadico ritorno ai temi cari a "Cathedral Oceans", curiosamente ricondotti dalle corde di Guthrie in prossimità del bowiano lato "b" di "Low", il valzer trasognato di "Sunshower" prende per mano l'inusuale crooning mediterraneo dell'ex-Ultravox in una performance imperiosa e sgrargiante, meritevole di prossime rivisitazioni. La melodia circolare di "Ultramarine" lambisce le ricerche in cui si cimentò David Sylvian con "Gone To Earth", mentre il commiato non potrebbe essere più epico e solenne di "Empire Skyline": passato, presente e futuro di un orizzonte urbano senza dimensione, anche questa volta impresso nella luce densa di affascinanti rifrazioni vocali.

Non sappiamo se più ha potuto l'inconfondibile tocco chitarristico di Guthrie o il puro talento di Foxx cantante, ormai sicuro padrone di pluriennali esperimenti lontani dalla ribalta. Di certo è stata l'intrinseca propensione melodica di entrambi, ma ancor più una sensibilità e un appagamento spirituale e artistico che si respirano in ogni traccia. Una sfera che riflette luce, e in cui volentieri ci specchiamo per ritrovare le armonie perdute.

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(01/05/2009)



  • Tracklist
  1. Mirrorball
  2. My Life As An Echo
  3. The Perfect Line
  4. Spectroscope
  5. Estrellita
  6. Luminous
  7. Sunshower
  8. Ultramarine
  9. Empire Skyline
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