Arthur Sheperd e Joseph Grillo (entrambi cantanti e chitarristi), John Wilkinson (basso) e Drew Thomas (batteria), provenienti da eterogenee realtà underground newyorkesi, creano il supergruppo God Fires Man nel 2006. Il primo disco ufficiale arriva l’anno dopo, “A Billion Balconies Facing The Sun”, ed è subito sensazione per via del suo revival grunge nel bel mezzo (geografico e temporale) del revival wave.
Il seguito, “Life Like”, ha l’accortezza di non ripetere banalmente quella formula. Stavolta si tratta di una ricetta pigliatutto che ingloba diversi stilemi di grido, dal post-hardcore acrobatico all’emo-core contagioso, fino al punk-pop dei Foo Fighters e all’arena-rock, anche grazie all’amalgama artificiale della produzione.
Anthem come “Kill The Pundits”, scimmiottamenti spuri dei Soundgarden come “Procreating Atheists”, ritmi pseudo-disco degni dei Queens Of The Stone Age come “The Archetype” e britpop omaggianti Placebo e Interpol come “The Future Is Old” sono tutte esaltazioni del suo passo di gambero dietrologico.
Ennesimo nato del filone giovanilista. Non è un figlio degenere, è un disco onesto, con passione supersonica e liriche disperate, efficace nel prendere di petto il tema della rabbia ingenua e nel condirla di trasformismo. Alex Newport (nuovo produttore, già con Death Cab For Cutie, Mars Volta e At The Drive-In, Icarus Line) in ottima forma.
02/07/2009