Holopaw

Oh Glory, Oh Wilderness!

2009 (SubPop) | alt-folk-rock

Piccoli, timidi Holopaw. Se questi sono i primi aggettivi che vengono in mente per descrivere la band della Florida, non è solo per il costante tremolio della voce del frontman John Orth, né per l'inconfondibile suono lo-fi (per il quale non pochi hanno scomodato un quantomeno spiazzante paragone coi Pavement). La loro carriera narra la storia di una band che nell'ombra pare trovarsi bene, in un certo understatement "indifeso". "Oh Glory, Oh Wilderness!" è il terzo lavoro di una formazione che, grazie alla collaborazione con Isaac Brock dei Modest Mouse, è entrata fin da subito nelle grazie della Sub Pop, etichetta di importanza capitale nel mondo alternativo d'oltreoceano.
Quest'ultimo disco rappresenta un punto d'arrivo per la band statunitense, equilibrando le intromissioni sintetiche e le pulsioni alt-country dei primi due lavori in un sound che acquisisce respiro mantenendo le caratteristiche proprie degli Holopaw. Si potrebbe dire che, in questo processo, la band è andata il più vicino possibile a definire una propria identità ben definita: c'è la pedal steel, ci sono gli intarsi di tastiera, ma il tutto crea un insieme ben caratterizzato. In "Oh Glory, Oh Wilderness!" rimane, infatti, in primo piano il vocalizzo tremolante di Orth, sebbene attraversato da una nota emotiva che molto deve a Will Sheff degli Okkervil River. Nello stesso ambito rientra il recupero delle stesse, scherzose fanfare alla tromba ("Little Stallion With A Glass Jaw").
Allo stesso tempo, gli Holopaw non si accontentano di riprodurre pedissequamente la lezione dei maestri, ma si esibiscono in un quadro di più ampio riferimento, mischiando e confondendo, fino a convincere l'ascoltatore (con una certa fatica, bisogna dirlo) che si trova di fronte a una band fatta e finita. E' una sorpresa infatti lo slo-core muscolare di "Boys On Motorbikes", tra Pedro The Lion e Band Of Horses, dei quali ritroviamo, intatti, i vigorosi scrosci chitarristici.

"Oh Glory, Oh Wilderness!" è inoltre caratterizzato da un palpabile intento narrativo, con personaggi e storie che si rincorrono da un brano all'altro (cosa evidente fin nei titoli dei pezzi), nello stile letterario ma non affettato dei Meloy e degli Sheff. "The Lazy Matador" è uno di quei personaggi che paiono "rubati" dalla galleria in cui il leader degli Okkervil River conserva la sua collezione di perdenti derelitti. In seguito alla lettura del testo di umana sconfitta, appaiono sotto altra luce l'arpeggio insistente e il delicato abbozzo di tastiera che introduce nel finale, colmo di pietà. Storia che prosegue in "P-a-l-o-m-i-n-e" (spelling  di "pal o' mine"), col suo corredo di struggimento propulso da un solitario violino e da bizzarri hey-hey-hey che traghettano verso una conclusione consolatoria.

Si tratta, insomma, di un disco la cui metabolizzazione richiede una buona dose di pazienza. Il gioco di rimandi contenuto in esso viene per di più nascosto sotto immagini tanto ricercate, a volte, da apparire barriere insormontabili (si provi a ricostruire la storia del "piccolo stallone"!), non fosse per il costante suggerimento musicale che le accompagna. La fatica necessaria per oltrepassare la coltre di quello che, in qualche occasione, può apparire pop-rock un po' slavato, ammiccante ai Death Cab For Cutie ("A Cherry Glow"), è solo in parte ripagata.
Lo stesso songwriting di Orth, pur per certi versi apprezzabile, a volte pare trovarsi in bilico su soluzioni assai rimaneggiate e prive di mordente. Un esempio eclatante è dato dalla stanca ballata, con tanto di fingerpicking, di "The Last Transmission (Honeybee)", che intona: "Cup my hands to the headphones/ Close my eyes, hold my breath/ Lean across the table/ Over the tundra into the night".
In sostanza, gli Holopaw si confermano una band degna di attenzione, forse più di quella, scarsa, che ricevono, ma che ha ancora qualcosa da dimostrare per potersi considerare di diritto nel novero delle formazioni di spicco del panorama americano.

(11/12/2009)



  • Tracklist
  1. The Art Teacher And The Little St
  2. The Lazy Matador
  3. P-A-L-O-M-I-N-E
  4. Little Stallion With A Glass Jaw
  5. The Last Transmission (Honeybee)
  6. Oh, Glory
  7. Boys On Motorbikes
  8. The Cherry Glow
  9. Black Lacquered Shame
  10. The Conductor And The Hobbyist
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