Illachime Quartet

I'm Normal, My Heart Still Works

2009 (Fratto9 Under The Sky) | avant-rock, avantgarde, post-rock

Illachime Quartet è, in origine, l’invenzione di un duo di Napoli (Fabrizio Elvetico e Gianluca Paladino), un progetto aperto che ingloba guest ad hoc, da Carlo Di Gennaro a Drummond Petri, a Mimmo Fusco. Questa formazione registra il primo “Illachime Quartet”, un disco in cui la tradizione post-rock di Louisville serve all’ensemble come scusa per cercare un ambizioso remix degli stereotipi italici di serie B. Tanto cerebrale quanto sentimentale (e pure barocco), il disco annovera gli 11 minuti di noir, musica industriale e da camera di “Monopoplio della noia”, la musique concrete demonica equatoriale-industriale di “Cortile in Mockba”, le sincopi funeree a base di minimalismo astratto di “Pale Fire”, e l’ambience ipnotico, spezzato e ribollente di “Silos”.
Queste quattro composizioni costituiscono un caso limite della musica rock italiana: l’affare digitale s’impasta di piano romantico e loop, distorsioni e quant’altro (non così distante dai Faust o dai nostrani Starfuckers), per approdare a una nuova impostazione di serenata ambientale.

Dopo tre nuove (e inferiori) composizioni che figurano nel nono volume della compilation “Bip-Hop Generation”, l’ensemble (che vede l’entrata in pianta stabile di Pasquale Termini) alza notevolmente le pretese in “I’m Normal, My Heart Still Works”, prodotto da Fratto9.
Il disco prevede guest eccellenti. In “Terminali (Source)” Rhys Chatham pennella una soundscape a mo’ di puro ricettacolo, che ospita campioni, frammenti armonici di ogni genere, note vaganti, effetti elettronici e loop, con calma ieratica alla Talk Talk. “Discentro” è al limite della carta bianca per le ospitate: i vocalizzi di Mark Stewart, i beat di Graham Lewis, le scudisciate ambient-Om di Chatham.

Il panneggio è comunque potente, tanto in “Bottom Sea Engines” (sovrapposizioni dadaiste di piano, battiti spediti e twang dissonanti, e quindi un jazz-rock cervellotico altamente instabile), quanto in “Terminali (Destination)”, una sonata con tremori di sfondo e strappi mostruosi che si dà a un tango stanco dissonante che sfuma e riprende, mentre la chitarra intona accordi bluesy.
Episodio a sé stante, “Flying Home” si permette di tentare un ponte di collegamento tra il Tied & Tickled Trio, le waste land di Charles Ives e lo sciamanesimo di Pharoah Sanders.

Appurata la crescita compositiva, la maturazione delle loro guarnizioni astratte e un certo abbandono della ambizioni personali in luogo dell’atmosfera, l’irrobustito trio ha a che fare ora con una questione più che altro logistica. Non solo musica, ma anche organizzazione, croce e delizia di un progetto non più aperto, ma apertissimo, virtualmente sconfinato. Ci riescono bene. La statura è intatta, persino tardo-romantica, persino naif (ma con sofisticazioni professionali). Gianmaria Aprile di Fratto9 riceve l’immane testimone e taglia il traguardo. Altri interventi: Agostino Mennella (in "Terminali (Destination)" e "Flying Home"), Carlo Di Gennaro (in "Ballrooms"), Dario Sanfilippo (in "Terminali (Source)"), Rossella Cangini (seconda voce complementare a quella di Mark Stewart in "Discentro"), e Salvatore Bonafede (il piano di "Bottom Sea Engines").

(19/04/2009)

  • Tracklist
  1. Terminali (Source)
  2. Discentro
  3. Ballrooms (Vivify)
  4. Bottom Sea Engines
  5. Flying Home
  6. Terminali (Destination)
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