James Grant

Strange Flowers

2009 (Vertical Records) | pop-rock

L'avventura dei Friends Again ha regalato alla musica scozzese due talenti preziosi, un solo album ricco di fragili pop-song ricche di tormento e estasi giovanile, poi lo scioglimento con Chris Thomson che forma i Bathers, superbo e colto gruppo dream-pop, che incrocia il decadentismo musicale e letterario con risultati entusiasmanti ma poco commerciali.
Il collega James Grant contemporaneamente dà vita, coi Love And Money, a una delle band pop-sophisticated più apprezzate dalla critica, e il loro album "Strange Kind Of Love" si contraddistingue come una sorta di risposta britannica agli Steely Dan.
Dopo alterne vicende e un paio di buoni album, James intraprende la carriera solista. "Strange Flowers" giunge quattro anni dopo "Holy Love" e si candida come il più vivace dei cinque album dell'artista scozzese. Compositore eccellente e raffinato, autore anche di molte canzoni per Karen Matheson, voce dei Capercaillie, Grant forgia canzoni che hanno echi del primo Scott Walker, solide strutture armoniche alla John Martyn e una forza lirica e poetica rara, un robusto mix di folk, blues, jazz, pop orchestrale e briciole di soul.

Molto belli e originali i testi (purtroppo non inclusi nel cd) dove l'amore sensuale si unisce a storie di sesso e morte, ubriachi che scopano su un sarcofago, vampiri che turbano i pensieri ("Noi siamo i vostri sogni in erbacce, siamo i semi della vostra disperazione giunge lo sparo del mattino e noi ci dileguiamo nell’aria fetida") e dichiarazioni d'amore carnale e tormentato ("Siamo fatti di corpi fragili, ma ci rialziamo ancora, dammi da bere e fumare, e raccontami della vecchia campagna"), ma c'è spazio anche per l'amor gioioso ("Ho fatto un nido con le mie paure, dei miei timori ora sono libero, le dune del tuo corpo, la tua grazia pagana, lei mi ha salvato, ho trovato la felicità").

Altro fattore distintivo, la voce di James, corposa quasi da crooner e con echi di David Bowie e Scott Walker, una timbrica ricca di sfumature e dettagli che sottolineano un range emotivo molto vasto e affascinante.
"Strange Flowers" è l'album più completo e raffinato realizzato dall'artista scozzese. La title-track scritta per un film svedese di vampiri è un blues-gospel con elaborate soluzioni strumentali, sullo stesso solco "The Bay At The Nape Of Your Neck" con una deliziosa architettura chitarristica tra finger-picking e slap.
Corpo sonoro centrale dell'album è "My Father's Coat", epica ballata tra blues, rock, funk e influssi jazz, con sfavillanti assolo di armonica e chitarra, il testo aggiunge toni oscuri ed elegiaci: quasi dieci minuti incantevoli per una novella "Aja".
Orchestrazioni alla John Barry per i due brani che aprono e chiudono l'album, atmosfere romantiche e decadenti per le deliziose "Catherine Burns" e "This Could Be The Day", più briosa "Darkstar", la canzone più pop, l'altra sferzata di energia arriva dal rock-blues di "Can't Beat The Music", che celebra l'arte del diavolo, ovvero la musica, mentre le raffinate atmosfere di "The Hallowing Touch" e "Is This The Kiss" sono due ottimi esemplari del miglior pop-rock scozzese (Del Amitri, Pearlfisher). C'è poi spazio per due brani più intimi e soffusi: "Lake Louise" e "Scarecrow Song", che svelano nel tempo il loro range armonico, rendendo il tutto ancor più completo e vario.

Con "Strange Flowers" James Grant non solo realizza il suo album migliore, ma supera la prevedibilità del pop-rock, grazie a una scrittura robusta e ai testi visionari e poetici. Un album che appassionerà anche i detrattori del genere, un raro esempio di musica d'autore che rischia però, ancora una volta, di passare inosservata.


(14/08/2009)



  • Tracklist
  1. This Could Be The Day
  2. Darkstar
  3. Strange Flowers
  4. The Hallowing Touch
  5. My Father's Coat
  6. The Bay At The Nape Of Your Neck
  7. Lake Louise
  8. Is This The Kiss
  9. Can't Beat The Music
  10. Scarecrow Song
  11. Catherine Burns

 

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