OndaRock



1. Paraug
2. Paratrooper
3. Wicked Way
4. Benbbet
5. Eternal Winter
6. Natural Trouble



KTL

Iv
(Editions Mego) 2009
ambient, drone-metal, avantgarde
Spiace ammetterlo, ma dopo l’ottimo esordio del 2006, il duo formato da Stephen O’Malley e Peter Rehberg ha imboccato la strada della normalizzazione, allontanandosi sempre più dalle intriganti intuizioni che quel lavoro gettava nella mischia della ricerca ambient/drone-metal.

“IV”, l’ultimo arrivato, è, quindi, un disco che, pur mostrando un evidente cambio di rotta – privilegiando un suono sempre meno opprimente e sempre più interessato a una speculazione di matrice timbrico-atmosferica – non riesce a risollevare le sorti di un progetto che, ormai da un paio di anni a questa parte, vive una fase di stallo. Ovviamente, non si può negare che i due tentino, sempre e comunque, la carta della sperimentazione. Ma è anche vero che queste sei tracce mostrano più di un momento di stanca.

Prendiamo, per esempio, la prima delle due lunghe composizioni che rappresentano i punti di snodo dell’intero lavoro. Con il supporto della batteria di Atsuo dei Boris, “Paratrooper” è un estenuante e cupo cerimoniale fatto di foschi rimbombi, reiterazioni metalliche di chitarra e sibillini accenti elettronici. Poi, Rehberg guadagna campo, ma tutto ciò che emerge è un vuoto di ispirazione, un noioso battibecco con le tenebre, quasi che il duo, infilatosi in un vicolo cieco, continuasse a credere che la parete dinanzi agli occhi possa essere valicata…
Allo stesso modo, ma ponendo l’accento sulla dimensione più “intimista” della loro arte, "Benbbet" (sicuramente più intrigante) lavora per un quarto d’ora circa intorno all’idea di un anarchico ma espansivo concetto di informale digital-noise a contatto con diffrazioni metal.

E’, insomma, la posizione privilegiata del musicista austriaco a rappresentare la vera novità di questo quarto capitolo della saga. Riallacciandosi ai momenti più oscuri della sua produzione a nome Pita, Rehberg ipotizza in “Eternal Winter” un’ambient tossica, dissimulandone lo spessore “microrganico” nelle cosmiche diradazioni glitchy di “Natural Trouble”.

Se di cambio di rotta si tratta, dunque, questo è solo l’inizio. E di inizio sottotono si tratta.

(06/01/2009)