Lay Low

Farewell Good Nightís Sleep

2009 (Nettwerk) | country-alternative

Lovisa Elisabet Sigrunardottir non viene da Nashville, addirittura non proviene da nessun paese americano o confinante, il suo country, folk, blues ha tutta l’audacia e la classe delle nuove songwriter al femminile, della sua Islanda non v’è traccia evidente, la grazia vocale e strumentale di “Farewell Good Night’s Sleep” è figlia di Patsy Cline e Dolly Parton.

Sorprende l’ottima padronanza stilistica dell’artista, il suo secondo album è magnetico e seducente come ogni album dovrebbe essere, frammenti moderni s’insinuano in un sound classico, abilmente orchestrato da musicisti di elevata professionalità, tutto prodotto dalla mano sicura di Liam Watson (White Stripes, James Hunter & Holly Golightly).
 L’apertura è affidata alla nostalgica e sensuale “I Forget It’s There”, una ballad ipnotica, dove la voce non disdegna toni blues e sofferti, una di quelle canzoni che non ti sorprenderesti di trovare in un film di David Lynch.
Più tradizionale il resto dell’album, dieci country-song scritte da Lovisa, oltre alla versione eccellente di “The Reason Why My Heart's In Misery”, un classico honky-tonky di Lefty Frizzell, cantautore texano degli anni 50.
Ascoltare la pedal steel di B.J.Cole è uno di quei piaceri che rende “Farewell Good Night’s Sleep” ancor più rimarchevole, le canzoni scorrono senza annoiare, sulle linee base di un country molto tradizionale, ma poco roots, s’inseriscono fremiti pop (“By And By”), delizie acustiche fragili e poetiche (“Days Have Been”), swinganti atmosfere esotiche longue (“My Second Hand Heart”) e tentazioni esoteriche (”Last Time Around”) che sottolineano le origini dell’artista.
 
Non è l’originalità la miglior prerogativa di un album come “Farewell Good Night’s Sleep”, la musica di Lay Low (nome scelto per il progetto dalla cantante) non vuole sconvolgere, ma tra le pieghe della prevedibilità offre almeno un paio di brividi intensi, oltre alla già citata “I Forget It’s There”, impossibile resistere al ritmo blues della malsana “Why Do I Worry?”, che sospende l’atmosfera relaxed del disco ed esibisce una delle migliori performance vocali dell’album.
Il sound è eccellente, i musicisti e il produttore hanno elaborato il tutto con classe e gusto, anche gli episodi più lineari come “On My Own” o “Little By Little” si riascoltano con piacere e dimostrano che Lovisa è dotata e sicura, raro esempio di artista che percorre un proprio percorso musicale incurante delle mode e del successo, la sua musica non è da snob intellettuali, né da cantautore di protesta o maledetto, né tantomeno manifesta velleità low-fi ancora in voga nella musica indie: non solo brava ma anche autentica, quanti musicisti possono vantare queste caratteristiche?

(21/10/2009)



  • Tracklist
1. I Forget It's There
2. By and By
3. The Reason Why My Heart's in Misery
4. Last Time Around
5. On My Own
6. Farewell Good Night's Sleep
7. Why do I Worry?
8. Days Have Been
9. Little by Little
10. My Second Hand Heart
11. The Country Ballad
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