Mirah

(a)spera

2009 (K Records) | songwriter, alt-rock

Difficile immaginare un filo di coerenza nel viaggio ondivago della cantautrice americana. Difficile fino ad oggi, almeno. Ad emergere definitiva dalla schizofrenia di fondo che ha permesso alla sua personalità confusa di lanciarsi in progetti out/meta-artistici (di fatto a metà strada tra l’avanguardia e il passatempo) è la componente cantautorale folky, qui impreziosita da decisi miglioramenti in fase di arrangiamento.
Il cantautorato americano declinato al femminile è diventato ormai terreno davvero florido, che tante voci nuove eppure così simili ha portato alla ribalta di tutti noi ascoltatori e in questo mare magnum dell’indie songwriting rosa, Mirah non è più il nome nuovo, né ancora una solida realtà, ma pare lavorare per diventarlo. Coadiuvata come al solito da Phil Elvrum (aka Michrophones, Mount Eerie) e in questa occasione anche da Tucker Martine (tra gli altri ha lavorato con Decemberists e Sufjan Stevens) la nostra si ripropone in una veste decisamente più matura, abbandonando le asperità di certi suoi bozzetti in favore di suoni più definitivi e studiati. Stupiscono gli arrangiamenti tanto semplici quanto perfetti, la varietà degli stili utilizzati, la facilità nel presentarsi a seconda delle necessità cantautrice countryeggiante, vocalist jazzante o immalinconita musa indie.

Delicato e prelibato il piatto messo in tavola dalla cantautrice americana: si sorseggiano melodie di fingerpicking (“Shells), incursioni di banjo, accenni di vocal-jazz (“Gone Are The Days”) e movenze etniche (“Country Of The Future”). Ad aprire il tutto, una “Generosity” d’impatto, con accattivanti tocchi di violino e una melodia sincera, che regala uno dei momenti migliori del disco. Disco che chiarisce, se mai non fosse chiaro, quanto forte sia l’amore di Mirah per la musica, la sua realizzazione, gli strumenti e il pentagramma: tra i tanti strumenti che si leggono nei credits (cello, tromba, flauto e tuba) troviamo anche la magnificenza della Kora (apprezzatissimo strumento africano a 21 corde già noto a tutti i frequentatori della musica del Mali). Un album delicato, studiato, parsimonioso nel regalare emozioni al primo colpo, ma impietoso nel lungo periodo.

L’album della maturità? Probabilmente lo è e perdonateci la banalità della locuzione.

(21/03/2009)

  • Tracklist
  1. Generosity
  2. The World Is Falling
  3. Education
  4. Shells
  5. Country of The Future
  6. The Forest
  7. Gone Are The Days
  8. The River
  9. Bones & Skin
  10. While We Have The Sun
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