Il progetto non è affatto male: un doppio cd bello corposo (34 brani in tutto) pensato per omaggiare alcuni classici della scena pop indipendente neozelandese attraverso cover realizzate da band contemporanee (poste logisticamente sul disco numero 1).
Ma l’evento fornisce lo spunto all’etichetta discografica Morr Music per proporre sul secondo dischetto lo stato dell’arte 2009 del proprio ricercato catalogo, da sempre attento alle nuove sonorità.
Aprono i giochi gli alfieri di casa Morr, i Lali Puna, che fanno letteralmente propria “I Like Rain” (originariamente eseguita dai Jean Paul Sartre Experience) speziandola di quegli aromi che tipicizzano le produzioni autografe del gruppo tedesco.
I più “saccheggiati” fra gli artisti neozelandesi risultano i Chills, coverizzati quattro volte, e ben due volte con l’hit del 1984 “Pink Frost”.
Tre cover invece per Chris Knox, due per i Jean Paul Sartre Experience e per i Tall Dwarfs.
Le rivisitazioni non sempre riescono a eguagliare le versioni originali, ma ci danno qualificati e interessanti punti di vista sulla scena pop alternativa neozelandese, riletta con matrici fortemente orientate verso indietronica e dream-pop, ma capaci di giungere a lambire persino territori ambient, come nel riuscitissimo caso di “Harmonic Deluxe” di Robert Scott riletta dagli Isan.
Oltre ai Lali Puna, particolarmente riuscite risultano le prestazioni della band indie-rock di Austin American Analog Set (in versione trasognata con “Anything Could Happen”) e del duo originario di Jacksonville Electric President, che permeano di densa elettricità “You Forget” di David Kilgour.
A conti fatti, gli elementi maggiormente stuzzicanti e sperimentali si trovano però nel secondo dischetto, dove la Morr propone sedici tracce inedite e originali del proprio catalogo, utilizzate per far conoscere alcune firme che non meritano di restare misconosciute.
Il menù si presenta alquanto variegato: si va dagli aggraziati fraseggi pianistici di Benni Hemm Hemm (impegnato in questo periodo anche con il side-project tutto islandese Stórsveit Nix Noltes) al perfect pop degli It’s A Musical, dal breakbeat narcotizzato dei Populous all’elettronica venata di wave e kraut del duo berlinese Tarwater.
Oltre alla scena indietronica internazionale, i punti di riferimento più evidenti degli artisti prodotti dalla scuderia Morr sono le visioni simil-Radiohead (Radical Face, Seavault), il light-rock Rem-style (Surf City), il neo-folk oggi tanto di moda (Seabear, Butcher The Bar) e certo dub opportunamente deviato (Saroos).
Per chi volesse ricostruire un’eccellente trilogia, segnaliamo le altre due precedenti raccolte firmate Morr Music: “Putting The Morr Into Morrissey”, edita nel 2000 e capace di definire universalmente l’estetica di un nuovo stile (indie+elettronica=indietronica), e “Blue Skied An’ Clear”, un omaggio agli Slowdive, l’indimenticata band inglese shoegaze.
(11/05/2009)


