Nouvelle Vague

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2009 (Peacefrog) | new wave, lounge

Questa volta l'artwork mi piace più delle altre. Sarà per quella chioma leonina e selvaggia, cotonata da un soffice vento, che, come tutto ciò che ci somiglia da vicino, smorza certa diffidenza iniziale.
Certo, il gioco della coverizzazione spesso è perso a tavolino ma gli anni aiutano a imparare l'indulgenza e a sconfinare in territori di curiosità conoscitiva, frammista a un piccolo desiderio di leggerezza, una tantum, che non guasta.
Ecco perché mi dondolo piano e senza fatica sul vapore verde acqueo di "Master & Servant" (special guest Martin Gore) e poi, in una doppia mossa, ruoto la gonna a palloncino su "Blister In The Sun" (strizzando l'occhietto ai Violent Femmes, miei adorati nerd) e mi fermo un attimo a riflettere sul country inaspettato, diversamente scritto anni fa, a mo' di apologia della fuga dallo yuppismo, da Mr. Byrne ("Road To Nowhere").

Viene sera, e stavolta Melanie torna con Ian McCulloch in "All My Colours". Inizio a pensare che si possa esser piacevoli, senza scivolare rovinosamente sulla buccia della banalità, e, addolcita la mia atavica meteoropatia con il fresco del post-temporale di "Heaven" (sì, quella degli Psychedelic Furs), beh, chi mi trovo nella seguente, ammaliante doppietta? Ma due tra i miei alieni preferiti di sempre: Barry Adamson, special guest (e però chissà come sarebbe andata con Devoto), amplifica quel seducente fluttuare in un limbo d'impalpabile magma proprio di "Parade" (i Magazine erano grandissimi), mentre alla mia bambolina robotica, che si chiama Gary Numan, vengono staccati i fili elettrici, per disinnescare il potenziale bellico di "Metal" in una più innocente bossanova, che già piaceva ai nostri dai tempi di "Nouvelle Vague (1)" e "Nouvelle Vague - Bande a Part (2)".

E poi viene quel delirio demenziale che a volte mi piace tanto: Plastic Bertrand smorfioseggia, senza che se ne violi il piacere di surfare, con una inedita spruzzatina di ska e reggae, nella voce di Leelou su "Ca Plane Pour Moi". Vado avanti e mi piacerebbe sapere se Johnny "Rotten" Lydon abbia ascoltato la metamorfosi incredibile ma vera di "God Save The Queen", da sputo rabbioso in faccia al potere, in elegante cinismo di una signorina bene operato da Melanie. Marc Almond, invece, non dovrebbe avere troppo da rimproverare al suadente crooning con cui Sophie, la mia preferita, accarezza con grazia "Say Hello, Wave Goodbye". Infine, Nadeah riesce a ipnotizzare i Police trasformando "So Lonely" in una cullante ballata.
Tra le bonus tracks mi innamora senza scampo l'omaggio di Sophie ai Talk Talk, in una pulsante e personalissima interpretazione di "Such A Shame".

Grazia, leggerezza, ironia, sensualità che, quasi senza volerlo, invischiano nel gioco. Alla faccia di tanto opportunistico ammiccare dall'effetto grottesco come un rimmel che cola.

(14/08/2009)

  • Tracklist
  1. Master & Servant (Depeche Mode)
  2. Blister In The Sun (Violent Femmes)
  3. Road To Nowhere (Talking Heads)
  4. All My Colours (Echo & The Bunnymen)
  5. The American (Simple Minds)
  6. Heaven (Psychedelic Furs)
  7. Parade (Magazine)
  8. Metal (Eloisia)
  9. Ca Plane Pour Moi (Plastic Bertrand)
  10. Our Lips Are Sealed (The Go-Go's)
  11. God Save The Queen (Sex Pistols)
  12. Say Hello Wave Goodbye (Soft Cell)
  13. So Lonely (The Police)

Bonus Track

Not Knowing (Minimal Compact)
Aussi belle qu'une balle (Taxi Girl)
Johnny and Mary (feat. Ania) (Robert Palmer)
Such A Shame (Talk Talk)
Get A Grip On Yourself (The Stranglers)

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