Nudge

As Good As Gone

2009 (Kranky) | psych-dub, electro-pop, ambient

Nonostante siano in attività dai principi del decennio, i Nudge non sono mai riusciti a conseguire un'attenzione paragonabile a quella dei progetti solisti di alcuni componenti della band, ovvero Paul Dickow (Strategy, ma già impegnato con i Fontanelle) e Honey Owens (Valet). Ci riprovano adesso con il loro quarto album, pubblicato da Kranky al pari del precedente "Cached" del 2005 e delle opere riconducibili alle altre identità artistiche dei suoi membri.

Il marchio di fabbrica della gloriosa etichetta di Chicago è piuttosto evidente in "As Good As Gone", ma accanto ad esso il lavoro presenta un caleidoscopio di sfaccettature, alcune delle quali piuttosto sorprendenti. Si tratta infatti di un'opera eterogenea e volutamente discontinua, così come si conviene a tante produzioni recenti che intendono sviluppare linguaggi elettronici attraverso inserti acustici frammentati e saltuarie incursioni rumoriste. C'è un po' dei Deerhunter - con i quali la band ha condiviso un recente tour - e qualcosa dei To Kill A Petty Bourgeoisie, ma vi sono soprattutto discrete componenti melodiche, quanto mai inconsuete per la Owens, che spostano la barra di navigazione della band verso scheletriche strutture armoniche, a tratti persino morbide e sognanti, ma più spesso percorse da stratificazioni di synth, riverberi chitarristici e ritmiche compassate.

Quasi ognuno dei sei brani (sette col breve interludio "Verdantique") fa storia a sé, pur cercando di descrivere un percorso che procede per accostamenti e mutazioni intrinsecamente coerenti ma tali da condurre a esiti ben distanti tra loro. Si comincia con il pervasivo utilizzo dell'armonica in chiave psichedelica in "Harmo", i cui vocalizzi sussurrati accentuano la frammentarietà di suoni liquidi e stranianti, ma già nella successiva "Two Hands" le cadenze si fanno più regolari e sinuose, a disegnare una sorta di oscuro dub post-industriale percorso da tutta una serie di effetti e timbriche jazzy.
In "Aurolac" è invece un soffice battito sintetico a prendere il sopravvento, per disegnare un brano di raffinato e notturno romanticismo, cui le screziature elettroacustiche fanno da contorno costante ma discreto. In "Tito" e "Burns Blue" ritorna la consistenza liquida e jazzata della musica dei Nudge, tendente con sempre maggior convinzione verso un'elettroacustica ambientale sulla quale vengono di volta in volta instillati elementi eterogenei, riconducibili in parte proprio all'esperienza di Dickow con i Fontanelle, e rivelatori di sorprendenti aderenze con la distante malinconia bucolica degli Hood e con la moderna declinazione di una trasognata psichedelia pop.
Come se non bastasse, i quasi nove minuti della conclusiva "Dawn Comes Light" transitano verso l'ambient a base chitarristica, con tempi dilatati e atmosfere evocative, appena interrotte da un passeggero irrompere di flutti distorsivi, il più deciso offerto nel corso dei quasi quaranta minuti dell'album.

La profonda eterogeneità di "As Good As Gone" ne fa un lavoro di difficile inquadramento ma non per questo intrinsecamente incoerente. Va riconosciuto che la sua stroboscopica miscela di ambient, elettronica, psichedelia, accenni pop e retaggi post-rock offre un compendio stilistico che è raro riscontrare in una sola opera, tuttavia l'assenza di definizione e quella, sostanziale, di spunti veramente efficaci lo rendono nulla più di un collage fantasioso ma sbilenco, che difficilmente potrà riservare ai Nudge un'attenzione maggiore di quella finora ricevuta.

(08/09/2009)

  • Tracklist
  1. Harmo
  2. Two Hands
  3. Verdantique
  4. Aurolac
  5. Tito
  6. Burns Blue
  7. Dawn Comes Light
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