Conor Oberst And The Mystic Valley Band

Outer South

2009 (Wichita) | folk-rock

Lo avevamo già annusato nel precedente, ora è più evidente che mai: Conor Oberst è convinto di essere Bob Dylan. Lo si nota dagli arrangiamenti, dall'incedere dei pezzi, dalla scrittura. Tutto in "Outer South" finisce per ricordare in maniera abbagliante il signor Zimmerman. Non che sia un male, anzi: Oberst sta vivendo una fase di vitalità incredibile. Tutto si può dire di questo disco, tranne il fatto che sia fiacco e spento. Purtroppo, l'energia da sola a volte non basta.
Se "Conor Oberst" voleva essere una sorta di rinascita, questo "Outer South" dovrebbe rappresentare la conferma. Dovrebbe, ma non ci riesce. Il fatto è che il territorio in cui si muove è ostico: le vie del folk-rock non sono infinite, anzi. Allora questa nuova versione di Conor finisce per essere una copia sbiadita di decine di gruppi che, nell'ultimo decennio, hanno vissuto sulle spalle del Bob Dylan elettrico. Così, "Outer South" si ritrova ad avere più difetti che pregi. Cominciamo dai pregi.

Conor Oberst sa scrivere canzoni. Si prenda "Nikorette", con la linea melodica potente sostenuta dall'elettrica. Oppure la solitaria e introspettiva "White Shoes". Le melodie di Oberst sono pulite, efficaci, catchy. Sono una ventata di freschezza e solarità che fanno cambiare volto alla giornata. Poi, "Outer South" ha degli arrangiamenti superlativi. Ecco, forse sono proprio gli arrangiamenti la punta di diamante del disco. Elaborati, intricati eppure semplici e per nulla asfissianti, lasciano liberi i membri della Mystic Valley Band di fare i loro comodi. Per esempio, l'elettrica di Nik Freitas in "Slowly (Oh So Slowly)". Oppure ancora, l'organo di Nathaniel Walcott in "Air Mattress". La complicità che regna tra gli strumenti e la voce, poi, ricordano veramente i fasti di "Blood On The Tracks".

Sono proprio questi dejà-vu, però, a rappresentare il difetto più ingombrante del disco: mai come in questo caso fu più azzeccata la parola "derivativo". "Outer South" non accenna un minimo spiraglio di originalità, di colpo di scena, di inventiva. Oberst e la sua band guidano con il pilota automatico su strade il cui paesaggio conosciamo già molto bene. Ho già citato troppe volte Bob Dylan, la cui influenza appare talmente intensa che sarebbe più opportuno parlare di plagio; ma non è solo il grande artista folk-rock a emergere nei ricordi di chi ascolta. Su "Outer South", infatti, aleggia pesante anche il nome Wilco: come non citarli quando ascoltiamo "Nikorette", "I Got The Reason #2", "Difference Is Time"...

Conor Oberst e la Mystic Valley Band hanno messo alla luce un disco energico, ben scritto e arrangiato da leccarsi i baffi. Peccato, però, che contenga materiale riciclato, masticato e riscaldato da tutte le band folk-rock del millennio. "Outer South" non ha mordente, non ha spirito di iniziativa e finisce per stufare facilmente, dopo alcuni ascolti (galeotta anche la lunghezza).

(14/07/2009)

  • Tracklist
  1. Slowly (Oh So Slowly)
  2. To All The Lights In The Windows
  3. Big Black Nothing
  4. Air Amttress
  5. Cabbage Town
  6. Ten Women
  7. Difference Is Time
  8. Nikorette
  9. White Shoes
  10. Bloodline
  11. Spiled
  12. Roosvelt Room
  13. Eagle On A Pole
  14. I Got The Reason
  15. Snake Hill
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