Old Lost John

Faceless

2009 (Tight Grain) | songwriter, folk

La "credibilità" di un folk-writer al giorno d'oggi si misura in centimetri di barba, e in effetti nell'ideale collettivo questo "ornamento" che incornicia il volto sembra essere diventato il simbolo per eccellenza del songwriter moderno.
Il cantautore svedese Tomas Thunberg, in arte Old Lost John, non fa eccezione, come dimostra piuttosto emblematicamente la cover "barbuta" del suo primo vero release, "Faceless", un lavoro che ben si colloca nel solco della tradizione cantautorale d'oltreoceano.

Preceduto da una serie di cd-r, tutti sold-out, "Faceless" è un album caratterizzato da una scrittura nitida e ben definita, con melodie semplici ma efficaci e una orchestrazione d'insieme volta a intensificare il mood crepuscolare che aleggia sui brani. A composizioni leggere e aggraziate, seppure piuttosto corpose, Thunberg abbina cupe atmosfere di desolazione e dolorosi scenari di solitudine, confezionando ballate dense di espressività. Tutto concorre a rafforzare il pathos a tinte scure dei brani: dai solenni lamenti di trombone in "Broken" al tagliente gelo della bowed saw in "Fairies And Fools", dal funereo incedere dell'organo a pompa in "Tremble" agli inquietanti rumorismi che popolano "Dagger Dagger".

Il folk noir di "Faceless" non si abbandona mai, tuttavia, allo sconforto disperato e totale, e così fremiti appassionati di mandolino e morbide carezze d'armonica accompagnano i ricami chitarristici del songwriter svedese, donando ai brani una fioca dolcezza ("Come Saturday", "She Won't Listen", "And She Looked Down").
Un altro elemento che caratterizza la musica di Thunberg è l'evocatività paesaggistica dei suoni: la cupa armonica nell'incipit di "In From The Cold" risuona come la sirena di una grande nave che solca i mari del Nord, gli svariati effetti sonori disseminati in "Railway Train" intensificano la sensazione di trovarsi in una stazione sperduta e polverosa del Far West, mentre le atmosfere da film horror che si respirano in "Dagger Dagger" raggiungono un climax nello spaventoso rumore "ligneo" sul finale, che sembra quasi provenire dal talamo di Nosferatu.

La voce maestosa e vagamente roca di Thunberg si posa con grazia sulla trama strumentale e narra storie di passioni e di vendetta, di viaggiatori dal passato misterioso e di amori burrascosi, mantenendosi sempre perfettamente allineata all'andamento umorale dei brani. Creature fatate accompagnano talora Thunberg nei suoi racconti, donando a questi ultimi un delicato candore, e i backing vocals di Frida Åstrand, in particolare, regalano a "Fairies And Fools" un sapore quasi fiabesco.

A dirla tutta, "Faceless" è un album che, sotto la coltre di cenere del suo folk a tinte scure, cela anche alcuni insospettabili "elementi di disturbo". Infatti, il cantautore svedese si diverte a lasciare sui suoi passi piccoli indizi "fuori contesto", come a volersi un po' burlare della sua stessa cupa attitudine alla scrittura o di un approccio eccessivamente serio all'ascolto dei suoi brani. Così, nel bel mezzo delle tristi riflessioni di "Nothing Good", sul livido incedere dell'organo a pompa, Thunberg esordisce con un "Once I rode an elephant in a Chinese shop", che affiancato alla mestizia del momento non può non suscitare, in un ascoltatore attento, una certa ilarità. E lo si potrebbe quasi scorgere che se la ride sotto i baffi immaginando l'inquietudine sul volto degli ascoltatori al sopraggiungere dello scricchiolio sinistro che conclude l'album, mentre a tal proposito nel booklet, parlando dell'ultimo brano, egli stesso svela: "E l'ultimissima cosa che sentite non è il rumore di una bara, ma sono io che chiudo il coperchio dell'organo a pompa".
E, chi lo sa, forse sotto la mano che copre il suo volto sulla front-cover di "Faceless", Thunberg sta ancora segretamente sorridendo di noi.

(21/12/2009)

  • Tracklist
  1. Broken
  2. Fairies And Fools
  3. Come Saturday
  4. In From The Cold
  5. Tremble
  6. She Won't Listen
  7. Railway Car
  8. Nothing Good
  9. And She Looked Down
  10. Dagger Dagger
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