Phoenix

Wolfgang Amadeus Phoenix

2009 (V2) | pop-rock

Mozart, Liszt: a voi la sfida di scoprire la relazione tra i nomi, altisonanti, dei compositori mitteleuropei e quella che è nata come una band di scolaretti del sobborgo parigino di Versailles. Ora i Phoenix, senza grandi proclami (musicalmente parlando) e senza eccessivi istinti modaioli, si possono tranquillamente annoverare tra i più grandi artigiani pop-rock in circolazione. "Wolfgang Amadeus Phoenix" rappresenta infatti uno dei momenti più ispirati raggiunti dal gruppo francese: le loro sincopi danzerecce non sono mai state, probabilmente, così fresche e catchy. Il che, per i loro standard, rappresenta già una notizia fuori dal comune.

Smessi (forse) i giacchetti di pelle e accantonati gli sbuffi di fumo, l'immaginario in bianco e nero di hip-pop ammiccante da band patinata di quell'"Alphabetical" che li aveva imposti al pubblico mondiale (più dell'esordio "United"), i Phoenix proseguono nel solco tracciato dal precedente "It's Never Been Like That", un disco spesso fortemente strokesiano pur nell'eleganza à-la Air.
In "Wolfgang Amadeus Phoenix" il sound dei Phoenix vede un'ulteriore evoluzione, come negli accordi riverberanti di tastiera di "1901" - probabilmente, l'identità musicale del gruppo non è mai stata così definita. E' un lavoro che mostra una compattezza sonora impossibile da non osservare: una sezione ritmica incalzante e spesso in primo piano, irrorata di piogge e maree chitarristiche di rara limpidezza, accesa da motivi sintetici rosa, blu, rossi e neri. Un'onda sonora capace di riempire e inebriare, sorprendendo con repentini cambi d'umore ("Love Like A Sunset" nelle sue due parti) e di tono ("Countdown(Sick For the Big Sun)").

Ciò che conta, su tutto, è che la band francese sia riuscita a generare un fiume, gorgogliante e luccicante, di hit impossibili da evitare. Al di là dello spartiacque vagamente ambient di "Love Like A Sunset Pt. 1", dalle tinte ora fosche ora luminose, è difficile scegliere una traccia di spicco. La doppietta iniziale porta in dote i pezzi più "lavorati": a dirla tutta, schiacciasassi veri e propri. "Lisztomania" è un ottovolante: la sospensione iniziale, innervosita dalle rullate avvolgenti, lo sguardo sul baratro mentre tutto (a parte Thomas Mars e una pianola) si ferma... Poi la discesa energica e liberatoria del ritornello, e poi tutto da capo finché rimane fiato. Costruzione da manuale. Si riparte con l'uptempo di "1901", altro versetto di questa Bibbia del catchy che i Phoenix sembrano voler mettere insieme. Scariche di tastiera, ritornello volteggiante che si rigetta nella tempesta di riverberi: un altro tormentone estivo (e non solo).

Una doppietta iniziale che però non esaurisce lo slancio di "Wolfgang Amadeus Phoenix": anche quando l'innocuo, l'inoffensivo fanno capolino, lo spettro del riempitivo è ampiamente esorcizzato. Magari adagiandosi su soluzioni di pop-rock alternativo meno originali o ricercate ("Lasso"), o su marchi di fabbrica più o meno rodati ("Fences"), ma mai rinunciando a irretire l'ascoltatore. Se la prima, infatti, si concentra su un motivo di facile, ma sicura presa, la seconda offre momenti di profondità musicale inaspettata, nella coda di chitarra acustica.

"Wolfgang Amadeus Phoenix" sconta più che altro la già citata compattezza che può, alla lunga, togliere smalto alla prova del gruppo. Rimane però qualcosa da conservare, per languidi pomeriggi assolati, o come ricordo di un'estate passata: la disinvolta malinconia dei testi di Mars, a tratti anche graffianti ("Die and succeed/ I say it out loud but you just don't care/ Farewell, til you know me well/ Farewell, til you know me well/ Girlfriend" da "Girlfriend"), saprà essere buona guida.

(19/11/2009)



  • Tracklist
  1. Lisztomania
  2. 1901
  3. Fences
  4. Love Like A Sunset Pt. 1
  5. Love Like A Sunset Pt. 2
  6. Lasso
  7. Rome
  8. Countdown
  9. Girlfriend
  10. Armistice
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